Roma, pineta di Castel Fusano, nuovi alberi già secchi: l’associazione CURAA lancia il ‘Sopralluogo pubblico’
Roma, la Pineta di Castel Fusano torna al centro del dibattito pubblico: secondo l’associazione CURAA, gran parte delle nuove piantumazioni effettuate dal Campidoglio nell’area risulterebbero già compromesse, con alberi “secchi e morenti”. Il tema, al di là delle polemiche di rito, tocca un nervo scoperto: la tenuta reale degli interventi di riforestazione avviati dal Comune di Roma e, soprattutto, la manutenzione della pineta nel tempo, in un ecosistema che negli ultimi anni ha subito incendi, stress idrico e patogeni.
Sopralluogo alle 9 in via del Circuito: cosa si vuole verificare
L’associazione CURAA ha fissato per domani 9 febbraio alle ore 9, in via del Circuito 68, un sopralluogo pubblico finalizzato a documentare lo stato di abbandono della riserva. Parliamo di una realtà civica attiva nel monitoraggio e nella sensibilizzazione sul patrimonio ambientale del quadrante. L’obiettivo dichiarato è produrre un riscontro fotografico e verificare se le nuove messe a dimora mostrino segni di sofferenza, e in che misura ciò dipenda da irrigazione, attecchimento, specie scelte o gestione del post-impianto.

La denuncia politica: Santori accusa “retorica e appalti”
In questo quadro si colloca l’affondo di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, che parla di pineta “devastata” e di nuove piantumazioni già compromesse, contestando l’idea stessa di “ricostruzione e riforestazione” se non accompagnata — sostiene — da cure e prevenzione.
La sua posizione è netta: basta “prese in giro”, perché il patrimonio naturale di Roma non può reggersi su comunicazione e annunci. Il sopralluogo di domani, nelle intenzioni, dovrebbe offrire elementi concreti per misurare lo scarto tra narrazione istituzionale e risultati sul terreno.
Il contesto: una pineta enorme, fragile, sotto pressione
Per capire la portata della questione serve ricordare di cosa parliamo: la pineta è uno dei principali polmoni verdi del litorale e si colloca nel perimetro della Riserva naturale statale Litorale Romano. Le fonti divulgative più accreditate la descrivono come un’area di oltre 900 ettari, un sistema vasto ma non “autosufficiente”, che richiede gestione attiva e continuità operativa. Non è solo una questione paesaggistica: la stabilità delle alberature, la prevenzione incendi e il ricambio generazionale del bosco sono capitoli tecnici che incidono sulla sicurezza e sulla fruibilità.
Il punto vero: manutenzione, responsabilità e trasparenza dei dati
Alla luce di tali problemi, la domanda che interessa certo cittadini, comitati e addetti ai lavori è pragmaticamente una: chi garantisce l’attecchimento e con quali standard? Le riforestazioni falliscono raramente “in un giorno”; più spesso cedono per assenza di irrigazione di soccorso, protezioni insufficienti, errori nella scelta delle specie o mancate sostituzioni delle fallanze.
Per questo, se l’allarme sui nuovi alberi secchi sarà confermato, il passaggio decisivo sarà la pubblicazione di dati verificabili: numero di piante messe a dimora, tasso di attecchimento, cronoprogramma della manutenzione e costi. È su questa trasparenza — più che sulle dichiarazioni — che si misurerà la tenuta del piano di rilancio della pineta.

Il fronte dei controlli: la segnalazione di Marco Doria
A rafforzare il quadro delle criticità, Marco Doria riferisce anche di un recente intervento dei Carabinieri Forestali nella pineta di Castel Fusano: secondo quanto riportato, i militari avrebbero svolto accertamenti e “ricostruito” diverse problematiche presenti nell’area. Un passaggio che, se confermato da atti o comunicazioni ufficiali, sposterebbe la discussione dal piano delle denunce politiche a quello della verifica tecnica, con possibili ricadute su manutenzione e responsabilità operative.
