Roma, più vigili in strada contro chi viola la Zona 30: il Comune cambia la ZTL per far posto agli autovelox


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Il Campidoglio ha deciso di accelerare sui controlli della Zona 30 proprio mentre Roma continua a muoversi a fatica. Dopo giorni di tensione interna, la giunta Gualtieri ha annunciato di avere riallineato la macchina comunale con la Polizia Locale e di voler andare avanti con più pattuglie in strade, per multare chi supera il limite dei 30 km/h, nuovi indicatori di velocità (dissuasori) e più autovelox, ma solo laddove la legge lo consentirà. Il punto politico è questo: non si torna indietro. Anche se il progetto, partito nei giorni scorsi ha dentro tutta la ZTL Centro, è arrivato al primo vero banco di prova tra ritardi, nervi tesi e un evidente scollamento tra annuncio e realtà.

Roma va piano già da sola, ma il Comune sceglie la stretta

La contraddizione è tutta qui. Il Campidoglio chiede ai romani di rallentare ancora in un centro storico che spesso è già inchiodato da traffico, mezzi pubblici insufficienti, deviazioni e lavori infiniti per il Giubileo. E mentre anche osservatori esterni parlano di un dopo-Giubileo segnato da molte trasformazioni ancora incompiute, il Comune sceglie di presentare come priorità la nuova stretta sui 30 all’ora.

Il cambio di etichetta e gli effetti rinviati

Il punto politico, però, è un altro’: l’intera ZTL Centro sarebbe stata riclassificata dal Campidoglio in strada urbana ciclabile”, formula rilanciata stamattina anche sui media, ma che al momento non risulta ancora accompagnata da atti facilmente consultabili online. E allora il dubbio resta: si tratta di una scelta chiusa davvero solo dopo la riunione tecnica di ieri pomeriggio tra Campidoglio, Dipartimento Mobilità e Polizia Locale? Se è così, gli effetti concreti potrebbero vedersi solo nelle prossime settimane. Perché oggi, al netto dell’annuncio, la stessa linea del Comune dice che nell’immediato arriveranno soprattutto pattuglie e dispositivi informativi, mentre l’uso degli autovelox resta legato a complicanze legali e alòla necessità di riclassificare le strade in centro. Tradotto: per ora la stretta c’è nella comunicazione politica e nella presenza dei vigili in strada; la vera macchina sanzionatoria automatica, con autovelox, se partirà, avrà bisogno di un altro passaggio legale.

Il ricorso c’è, ma il Campidoglio tira dritto

A rendere più politico il dossier è il fatto che la Zona 30 non sia più solo un provvedimento amministrativo. È già diventata terreno di scontro aperto. Contro la delibera è stato depositato un ricorso straordinario al Consiglio di Stato da associazioni, comitati, tassisti e cittadini, che contestano al Comune un’impostazione giudicata punitiva verso chi lavora e si sposta nel cuore della Capitale. Ma il segnale arrivato da Palazzo Senatorio è opposto: il ricorso non cambia la linea. Prima gli indicatori di velocità, poi i controlli a vista dei vigili, poi gli autovelox nei tratti compatibili con i vincoli normativi. Insomma, avanti comunque.

Più che una svolta urbana, sembra una prova di forza

Il Campidoglio difende la Zona 30 come scelta di sicurezza stradale, in una città che nel 2025 ha contato 124 morti e oltre 30 mila incidenti. È un argomento serio. Ma la politica si misura anche con il contesto, con i tempi e con la credibilità. E qui il quadro si complica. Perché quando una città vive ancora tra servizi pubblici intermittenti, cantieri ovunque e progetti urbani riscritti in corsa, la sensazione è che l’amministrazione scelga la leva più semplice: controllare di più, comunicare di più, sanzionare prima di convincere davvero. La Zona 30, così, rischia di diventare il simbolo perfetto del gualtierismo romano: grande ambizione di racconto, molta regia dall’alto, e intanto i cittadini restano fermi nel traffico con i mezzi da terzo mondo.