“Roma quando piove diventa una città del terzo mondo, Gualtieri attui il Piano piogge”, Schiuma (FdI) contro il Campidoglio
Roma torna a fare i conti con strade allagate e pesanti disagi dopo il temporale e Fabio Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, punta il dito contro il sindaco Roberto Gualtieri chiedendo alla Capitale di dotarsi di un vero “Piano Piogge” per intervenire prima che l’emergenza esploda.
Il temporale mette Roma alla prova
La polemica arriva all’indomani del forte maltempo che il 10 settembre ha investito Roma e provincia. Il bilancio ha superato i 120 interventi dei Vigili del Fuoco, impegnati tra allagamenti, alberi e rami pericolanti e automobilisti in difficoltà. In via della Stazione Aurelia alcune persone sono rimaste bloccate nelle proprie vetture e sono state soccorse dai pompieri.
Un quadro che Schiuma trasforma subito in terreno di scontro politico. «È inaccettabile che ogni volta che piove Roma si trasformi in una città da terzo mondo», afferma il dirigente di FdI, attribuendo i problemi non alla pioggia in sé, ma alla capacità della città di prepararsi alle precipitazioni più intense.
Schiuma: «Serve un Piano Piogge»
La proposta non nasce oggi. Già nel settembre del 2006 Schiuma, allora consigliere comunale, chiedeva al Campidoglio un “piano-piogge”, richiamando il modello milanese e proponendo squadre dedicate alla pulizia delle caditoie e interventi preventivi nei punti più vulnerabili della città. La proposta di allora è documentata dalla stampa dell’epoca.
Schiuma sostiene inoltre che il 13 dicembre 2006 venne approvata in Campidoglio una sua mozione che prevedeva l’impiego di mezzi speciali e squadre operative calibrate sull’intensità delle precipitazioni. La stessa ricostruzione è stata riproposta pubblicamente dallo stesso esponente politico anche negli anni successivi.
Idrovore e squadre nei punti più fragili
L’idea rilanciata oggi è semplice: conoscere in anticipo i punti che storicamente soffrono maggiormente gli acquazzoni e presidiare quelle zone prima dell’arrivo della pioggia più intensa.
Schiuma propone idrovore mobili da dislocare nelle aree considerate più vulnerabili, squadre per liberare caditoie e bocche di lupo e personale sul territorio in grado di segnalare rapidamente gli allagamenti. L’obiettivo, sostiene, dovrebbe essere quello di anticipare il problema anziché intervenire soltanto quando l’acqua ha già invaso le carreggiate.
Roma ha già una strategia sul rischio piogge
Un punto del comunicato trova conferma anche negli atti di Roma Capitale. Dal gennaio 2025 la città dispone infatti di una Strategia di adattamento climatico, approvata dall’Assemblea Capitolina, che individua proprio nelle piogge intense e nelle alluvioni una delle quattro principali criticità da affrontare nei prossimi anni.
Il documento capitolino riconosce che le precipitazioni tendono a concentrarsi in giornate più intense, con conseguenze sulle strade, sulle stazioni e sulle infrastrutture. Roma dispone inoltre di un ufficio dedicato ai rischi meteo-idraulici, con competenze che comprendono esondazioni, allagamenti urbani e pianificazione preventiva.
La sfida politica a Gualtieri
Ed è proprio qui che Schiuma porta l’attacco direttamente sul terreno politico. Per il dirigente di Fratelli d’Italia non basta avere una strategia sulla carta: bisogna trasformarla in un meccanismo operativo capace di muoversi prima dell’arrivo dei temporali più violenti.
«La pioggia è inevitabile. Il caos no», conclude Schiuma, rivolgendosi direttamente a Gualtieri. Dopo gli allagamenti e gli oltre 120 interventi di soccorso dell’ultima ondata di maltempo, la questione torna così al centro dello scontro in Campidoglio: non se Roma possa impedire che piova, ma quanto riesca davvero a prepararsi prima che l’acqua cominci a salire.