Roma, rapinano due uomini a coltellate all’Esquilino, poi li inseguono perché il bottino è troppo poco: 5 arresti (VIDEO)

arresto polizia

Prima l’accerchiamento, poi le coltellate, infine la fuga. A Roma cinque uomini sono finiti in carcere per una rapina violenta consumata con coltelli e cocci di bottiglia ai danni di due connazionali avvenuta lo scorso 17 aprile tra via ManinPiazza Vittorio e la metro Carlo Alberto. Le indagini si sono chiuse ora, dopo 5 mesi di serrate indagini, e hanno chiarito esattamente cosa è successo quel giorno.

L’aggressione in pieno giorno vicino alla stazione Termini

Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma – Dipartimento criminalità diffusa e grave, il gruppo avrebbe preso di mira due connazionali, trasformando una strada del centro in un teatro di caccia all’uomo. I fatti risalgono allo scorso 17 aprile. L’incontro tra vittime e aggressori avviene in via Manin, ma in pochi minuti la situazione degenera. Il gruppo circonda i due uomini, li colpisce con armi da taglio e con una bottiglia mandata in frantumi, poi li costringe alla fuga. Il bottino è misero ma sufficiente a scatenare la violenza: una catenina d’oro e 500 euro in contanti.

I due aggrediti tentano di scappare, ma vengono inseguiti in gruppo fino a Piazza Vittorio, con l’epilogo all’ingresso della stazione metro Carlo Alberto. Nonostante le ferite, trovano la lucidità per reagire: uno di loro riesce a riprendere i volti di alcuni aggressori, un dettaglio che si rivelerà decisivo per le indagini.

Il primo arresto e la scusa del “barbiere”

All’arrivo di una pattuglia del Commissariato di P.S. Esquilino, chiamata da un passante al 112, uno degli aggressori viene intercettato mentre tenta di allontanarsi. Addosso ha tracce di sangue sugli abiti. La spiegazione fornita agli agenti è surreale: si sarebbe ferito da solo con delle forbici, strumenti di lavoro della sua presunta attività di barbiere. Una versione che regge pochi minuti. In un primo momento per lui scattano gli arresti domiciliari, poi aggravati con la custodia in carcere dopo un tentativo di evasione.

“L’aiuto” delle telecamere di videosorveglianza

Da lì parte il lavoro più complesso. Gli investigatori del Commissariato Esquilino ricostruiscono l’intera progressione criminosa analizzando le immagini di videosorveglianza lungo tutto il percorso dell’aggressione. Gli altri quattro componenti del gruppo vengono identificati anche grazie al riconoscimento fotografico effettuato dalle vittime.

Secondo quanto ricostruito, tutti e cinque avrebbero avuto un ruolo attivo nella rapina, con minacceaggressioni fisichee l’esibizione di un coltello tenuto nei pantaloni da uno dei partecipanti alla rapina. Su richiesta della Procura di Roma, il Gip del Tribunale ordinario ha disposto per tutti la custodia cautelare in carcere, sottolineando l’assenza di una fissa dimora e i precedenti come elementi concreti di pericolosità sociale. Ora sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di rapina e lesioni.