Roma, recupero sprint in variante di 13 aree TPL abbandonate in 30 giorni: la Giunta impone il mix con ‘studentati’ e ‘social housing’

Sullo sfondo, la mappa dei 13 punti TPL attenzionati dalla Giunta Gualtieir, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assessore Veloccia

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Roma, la Giunta Gualtieri ha appena messo in corsia preferenziale il “recupero” di 13 maxi nodi di scambio-ossia grandi aree abbandonate (sia pubbliche che private) situate nei pressi di altrettanti snodi del trasporto pubblico capitolino. Stazioni bus-tram-treni-metro. Ma aprendo però la porta – nero su bianco – alla realizzazioni di nuove edificazioni. In un mix di funzioni che va ben oltre il trasporto pubblico. È prevista esplicitamente la realizzazione di: studentati, social housing e perfino strutture per il settore turistico-ricettivo. Tra le carte appena approvate dalla Giunta capitolina è sancita esplicitamente la possibilità di procedere “in variante” al piano urbanistico con la partenza di un gruppo di lavori in Campidoglio entro soli 30 giorni.

Accelerazione su 13 aree, con un “gruppo di lavoro” entro 30 giorni

Il via libera della giunta Gualtieri porta la data del 5 febbraio, ma – ironia della politica – a votare mancava il sindaco Roberto Gualtieri, mentre il delegato all’Urbanistica, Maurizio Veloccia – padre del progetto – è entrato solo in un secondo momento. Il resto della Giunta indica, nella sua deliberazione, dove e come intervenire, con un mandato operativo stretto: “Entro 30 giorni” – così riportano le carte – per costruire una progettazione unitaria e definire un “quadro esigenziale” veloce, anche cambiando le regole urbanistiche in corsa. Tradotto: non una semplice manutenzione di parcheggi e fermate, ma una regia per ridisegnare pezzi di periferia attorno agli interscambi. Inseriamo il voto della Giunta Gualtieri alla fine di questo articolo, in formato scaricabile.

La mappa: dove sono i 13 nodi “ad alta trasformabilità”

I punti caldi sono sparsi soprattutto fuori e lungo il bordo del raccordo anulare GRA: Tor di Valle, Ponte di Nona, Borghesiana, Fontana Candida, La Storta, Torre Angela, Olgiata, Ipogeo degli Ottavi, Ostia Lido Centro, Torre Maura, Saxa Rubra, Grotte Celoni e Villa Bonelli. Un filo rosso li unisce: sono aree nate per far funzionare l’interscambio e rimaste “a metà”, sottoutilizzate o degradate. Che ora ospiteranno, oltre a parcheggi e dopo lavori ferroviari, anche case popolari, alberghi, B&B e studentati vari.

Il “mix” che fa alzare un sopracciglio: non solo trasporto, ma case e letti

Il punto politico è legato evidentemente al fatto che la trasformazione può essere accompagnata da “social housing” e studentati e persino funzioni turistico-ricettive e “terzi luoghi” per la socialità. Il rischio comunicativo è evidente: stai recuperando nodi TPL o stai preparando nuova rendita urbana, in variante, in soli 30 giorni con la ‘scusa’ del trasporto?

Parcheggi vuoti, dati scomodi e la domanda che resta: perché hanno fallito finora?

Nelle carte spuntano percentuali di riempimento che raccontano una verità sgradevole: alcuni parcheggi di scambio non attraggono auto come dovevano (si citano dati ATAC S.p.A. con riempimenti anche intorno al 26% in certe aree). E in alcuni casi si parla di aree “sottoutilizzate” o addirittura “interdette al pubblico”. È qui che l’operazione si gioca la credibilità: se il nodo non funziona come nodo, riempirlo di nuove funzioni rischia di essere una scorciatoia per far tornare i conti, più che per far salire gente su treni e bus?

Roma è già piena di cantieri e grattacapi “misti”

Ed è qui che torna il punto che molti in città sussurrano: Roma ha già i suoi dossier pesanti e controversi di rigenerazione “in mix” – basta pensare al pantano dell’ex Mercati Generali – e non è chiaro perché serva ora un’ulteriore spinta, per di più su 13 aree tutte insieme, in un mix mai visto a Roma prima d’ora. Anche perché, formalmente, la delibera non porta spese immediate (“non rilevanza contabile”). Ma l’esperienza insegna che le partite vere arrivano dopo: chi paga le opere, chi gestisce e soprattutto chi ottiene davvero cosa?

Le domande chiave: trasparenza, proprietà e chi ci guadagna davvero

Ultimo dettaglio, tutt’altro che tecnico: non tutte le aree sono “pubbliche” come ci si aspetterebbe. In alcune schede emerge una proprietà largamente privata (con quote comunali minoritarie). Se così è, la rigenerazione diventa inevitabilmente una trattativa su pesi e contropesi e il mix (studentati, social housing, ricettivo) non è più un semplice “contorno”, ma il motore economico dell’operazione. A questo punto la domanda giornalistica è inevitabile: rigenerare i nodi per far funzionare il TPL o far funzionare il TPL per rigenerare l’immobiliare per di più in piena campagna elettorale?