Roma, residenti esasperati a Marconi: «Sesso in strada davanti ai bambini». Scoppia la protesta contro prostituzione e degrado (FOTO)

Marconi non è un bordello

I bambini giocano nei giardini. Le famiglie rientrano a casa dopo il lavoro. Poi cala la sera e, secondo i residenti, alcune strade del quartiere si trasformano in un mercato del sesso a cielo aperto. È da questa immagine che è partita la protesta andata in scena a Roma, in zona Marconi, dove decine di cittadini sono scesi in piazza per denunciare una situazione che definiscono ormai insostenibile. Gli striscioni parlavano chiaro: «Marconi non è un bordello»«No prostituzione»«Più controlli, meno clienti».

Un messaggio rivolto alle istituzioni e a chi da mesi convive con un fenomeno che sta cambiando il volto di una delle zone più popolose della Capitale.

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La manifestazione si è svolta nel giardino Omero Ranelletti ed è stata organizzata dai comitati e dai cittadini del quadrante Marconi-Valco San Paolo. Al centro della protesta non c’è soltanto la presenza della prostituzione in strada, ma tutto ciò che ruota attorno al fenomeno.

Atti sessuali consumati in piena vista, persone costrette a chiudere le finestre anche nelle serate più calde, schiamazzi notturni, risse, falò improvvisati e fumi che rendono difficile la vita quotidiana: ormai viale Marconi, così come le sue traverse, dopo il tramonto è diventato un far west. Lo dimostra la rapina avvenuta solo pochi giorni fa ai danni di un 21enne originario di Torino, arrivato a Roma da un amico per passare una vacanza. È bastata una breve sosta di pochi minuti in viale Marconi, al rientro a casa dopo una serata passata per locali, per essere minacciato con una pistola, fino a dover consegnare il Rolex che aveva al polso. «Non possiamo più accettare che certe scene avvengano sotto le nostre case e davanti ai nostri figli», è il messaggio che si è levato dalla piazza.

Oltre 600 firme: «Adesso servono fatti»

Tra le aree più colpite dal fenomeno largo Enea Bortolotti, via Macedonio Melloni, via Volterra, via Angelo Battelli, via Pincherle, largo Veratti, il parco Veratti, via dei Caduti senza Croce e l’area attorno alla fermata della metropolitana Marconi, tutti posti che ogni giorno vengono attraversati da studenti, pendolari, famiglie e anziani. «Abbiamo già presentato esposti, richieste e segnalazioni agli enti competenti. In pochi mesi sono state raccolte 604 firme, accompagnate da una serie di proposte concrete», dichiarano i residenti. Eppure ad oggi niente è cambiato.

All’iniziativa ha partecipato anche Paolo Bernardi, comandante dell’VIII Gruppo della Polizia Locale di Roma Capitale. Davanti ai residenti ha illustrato le attività svolte dagli agenti e le difficoltà operative con cui il personale si confronta quotidianamente. Bernardi ha confermato l’impegno della Polizia Locale nei controlli e nelle sanzioni, evidenziando però una criticità che i cittadini conoscono bene: le risorse disponibili non sono sufficienti rispetto all’estensione del territorio da presidiare. Infatti durante la notte il presidio di un quadrante vastissimo della città può contare su una sola pattuglia, non di certo sufficiente per coprire tutte le esigenze del Municipio.

Marconi tra degrado e sicurezza: una battaglia che va avanti da mesi

A rilanciare la richiesta di un intervento immediato è stata anche la consigliera municipale dell’VIII Municipio Simonetta Novi. «Sappiamo che mancano fondi e personale, ma il quartiere non può continuare ad aspettare», ha dichiarato. La richiesta è quella di un confronto urgente con il sindaco Roberto Gualtieri e dell’adozione di un’ordinanza straordinaria che possa fornire strumenti aggiuntivi per affrontare la situazione.

La protesta di ieri sera però racconta molto più di un problema di ordine pubblico. Racconta un quartiere che teme di perdere la propria identità, famiglie che chiedono sicurezza e cittadini che non vogliono abituarsi al degrado. Gli striscioni verranno rimossi. Le luci del giardino Omero Ranelletti si spegneranno. Resta però una domanda che attraversa tutto il quartiere e che ieri sera risuonava tra gli applausi dei manifestanti: quante altre proteste serviranno prima che arrivi una risposta concreta?