Roma, ristoranti chiusi dal Comune, il TAR li riapre: i giudici cancellano un articolo del Regolamento d’Igiene

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Il Comune di Roma aveva chiuso i ristoranti. Il TAR del Lazio li ha fatti riaprire. Ma non si è limitato a questo: ha smontato l’impianto normativo del Campidoglio, cancellando un intero passaggio del Regolamento d’Igiene e lasciando tra le righe una domanda velata: ma chi ha scritto quelle regole sapeva davvero di cosa stava parlando? È successo tutto attorno a una battaglia tecnica solo in apparenza. L’uso degli impianti a carboni attivi.

Per il Comune erano una soluzione di serie B. Per i giudici amministrativi, no. E la sentenza ha ribaltato quanto deciso dal Campidoglio, perché Roma andava in direzione opposta rispetto alla legislazione nazionale, imponendo canne fumarie anche dove non necessarie, e trattando i carboni attivi come una soluzione di ripiego, quando la scienza dice l’esatto contrario.

Il TAR cancella l’articolo 64 bis del Regolamento d’Igiene

A cantare vittoria, oltre ai ristoranti che ora possono riaprire o che hanno riaperto, come Er Polpetta di via di Tor Millina, è l’avvocato Andrea Ippoliti, che ha ottenuto la prima sentenza in materia. Una sentenza destinata a fare scuola e a lasciare il segno. Perché il TAR del Lazio non si è limitato a correggere il tiro, ma ha scelto di disapplicare l’articolo 64 bis del Regolamento d’Igiene di Roma Capitale, smontando pezzo per pezzo l’impianto normativo che per anni ha messo in difficoltà ristoratori e attività del settore alimentare.

Nel mirino dei giudici amministrativi finiscono le restrizioni sull’uso degli impianti a carboni attivi, introdotte con la Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 12 del 2019 e ritoccate ancora nel 2025. Una norma che, di fatto, subordinava l’utilizzo di questi sistemi all’impossibilità di installare una canna fumaria, trattando i carboni attivi come una soluzione di serie B. Una linea che il TAR Lazio ha demolito, ritenendola priva di adeguato fondamento scientifico e in contrasto con la normativa nazionale. Il risultato è che gli impianti a carboni attivi tornano pienamente utilizzabili, senza i paletti che avevano portato a chiusure e sanzioni.

Carboni attivi, la sentenza che ribalta tutto

Secondo il tribunale, Roma Capitale ha imposto per anni vincoli difficili da giustificare. Tra questi, il divieto di utilizzo del gas, l’obbligo di sole apparecchiature elettriche e persino l’esclusione della frittura, considerata attività “insalubre”. Una norma che, di fatto, aveva portato a chiusure totali di ristoranti, anche storici, colpevoli solo di friggere qualche alimento pur avendo impianti tecnologicamente avanzati e certificati. 

È lo stesso avvocato Andrea Ippoliti a sottolinearlo. «La normativa – ha spiegato – spinge verso l’uso di impianti più efficienti, come dimostrano le risultanze tecniche e scientifiche. A Roma, invece, per anni si è imposto ai ristoranti di usare i carboni attivi solo se impossibilitati a installare una canna fumaria, come se si trattasse di uno strumento superato. In più, il Comune ha introdotto divieti assurdi: niente gas, niente fritture. Restrizioni prive di qualsiasi fondamento scientifico».

Quella incassata oggi non è una sentenza isolata. Ippoliti aveva già ottenuto la prima decisione in Italia che riconosceva la superiorità degli impianti a carboni attivi rispetto alle canne fumarie. Poi un’altra, che cancellava il limite geografico: niente più distinzione tra zone di pregio e resto della città. Ora arriva il colpo finale: l’articolo che imponeva quei vincoli non si applica più. «Era una previsione – ha concluso l’avvocato Ippoliti ai nostri microfoni – contraria alla normativa nazionale e costruita su presupposti sbagliati. Adesso il TAR lo ha certificato».

Cosa succede adesso a Roma

La decisione del Tar apre la strada a riaperture, ricorsi e possibili richieste di risarcimento da parte di altri locali e ristoranti. E il Regolamento d’Igiene di Roma Capitale esce a pezzi da questa sentenza. Il Comune di Roma ha sbagliato, e lo ha fatto per anni. Ora il conto arriva tutto insieme. Per i ristoratori è una boccata d’ossigeno. Per l’amministrazione capitolina, una bocciatura pesante, che mette in discussione un intero approccio alla gestione delle attività produttive in città. E questa volta non basterà una modifica al regolamento per far finta di niente.