Roma, rubata corrente per 550 mila euro nei locali del ‘re del millefoglie’: arrestate 3 donne
Più di mezzo milione di euro di elettricità che, secondo gli accertamenti dei Carabinieri e dei tecnici Areti, non sarebbe mai stata pagata. Un danno enorme, quantificato in oltre 550mila euro, che avrebbe interessato diversi esercizi commerciali della Capitale riconducibili all’universo imprenditoriale del cosiddetto “re del millefoglie”.
A poco più di due mesi dal primo blitz, tre donne sono finite nuovamente agli arresti domiciliari. La misura è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia Roma Parioli e dai militari del 5° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza, su disposizione del Gip del Tribunale di Roma e su richiesta della Procura della Repubblica di Roma. Le indagate sono gravemente sospettate, a vario titolo, di aver preso parte a un sistema che avrebbe consentito di sottrarre energia elettrica attraverso la manomissione dei contatori installati in diversi locali commerciali.
Nuovo arresto dopo il blitz di aprile
Le stesse tre donne erano già state arrestate in flagranza il 16 aprile scorso durante una vasta operazione coordinata dalla Procura di Roma. Quel giorno Carabinieri, Guardia di Finanza, personale dei Nuclei Tutela Salute e Lavoro e tecnici di Areti avevano passato al setaccio attività commerciali e sedi societarie della Capitale nell’ambito di una verifica ad ampio raggio su aspetti penali, fiscali, tributari e amministrativi.
Proprio durante quei controlli erano emersi gli elementi che avevano portato al primo arresto. Successivamente i Carabinieri hanno approfondito gli accertamenti, raccogliendo ulteriori riscontri che hanno convinto il giudice a emettere una nuova misura cautelare nei confronti delle tre indagate.
Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema si basava sulla manomissione dei contatori elettrici, alterati in modo da registrare consumi inferiori rispetto a quelli realmente utilizzati dalle attività. Un meccanismo che, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe consentito di abbattere drasticamente i costi energetici delle attività coinvolte. Il danno economico contestato supera i 550mila euro, una cifra che rende l’inchiesta una delle più rilevanti degli ultimi mesi nel settore dei reati contro il patrimonio e delle frodi legate ai servizi pubblici.
L’inchiesta della Procura
L’indagine è stata sviluppata congiuntamente dal 5° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza e dalla Compagnia Carabinieri Roma Parioli sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma. Gli approfondimenti investigativi successivi al blitz di aprile hanno portato alla raccolta di ulteriori elementi ritenuti significativi dall’autorità giudiziaria, fino all’emissione delle nuove ordinanze cautelari. Le accuse dovranno ora essere vagliate nel corso del procedimento. Come previsto dalla legge, le persone coinvolte devono considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
La vicenda ha inevitabilmente attirato l’attenzione per il nome noto coinvolto indirettamente nell’inchiesta e per le dimensioni del presunto danno economico. Oltre mezzo milione di euro di energia elettrica sottratta rappresenta infatti una cifra difficilmente ignorabile, soprattutto in un periodo in cui il costo dell’elettricità pesa sempre di più sui bilanci di famiglie e imprese.
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