Roma saluta Ettore Scola, un ultimo weekend per entrare nella vita del regista: dove e quando

Ettore Scola

Contenuti dell'articolo

Roma saluta Ettore Scola perché domenica 13 settembre chiude a Palazzo Braschi “Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati”, la mostra che conduce il pubblico nella vita privata e artistica del regista attraverso documenti, immagini e oggetti personali. Restano dunque soltanto sabato e domenica per attraversare un racconto costruito non intorno al monumento, ma all’uomo che osservava l’Italia e ne trasformava le contraddizioni in cinema.

Un ragazzo partito da Trevico

Il viaggio comincia lontano dai riflettori. Ettore Scola nasce nel 1931 a Trevico, in Campania, e cresce tra il Sud e Roma, nel quartiere Esquilino. Ancora giovanissimo entra nella redazione del periodico satirico “Marc’Aurelio”, dove incontra Federico Fellini e Steno. È lì che affina lo sguardo destinato ad accompagnarlo per tutta la carriera: curioso, ironico e attento alle debolezze delle persone comuni.

Dalla scrittura alla macchina da presa

Prima di diventare regista, Scola lavora come sceneggiatore per la radio, la televisione e il cinema. Collabora con alcuni dei maggiori interpreti della commedia all’italiana, compreso Alberto Sordi, e contribuisce a film come “Il sorpasso” e “I mostri”. Nel 1964 passa alla regia. Da quel momento la quotidianità e la grande Storia cominciano a muoversi insieme dentro opere capaci di raccontare un intero Paese.

Gli oggetti che accorciano le distanze

La mostra segue tre capitoli: “L’uomo”, “L’artista” e “Roma”. Nelle sale compaiono fotografie, manoscritti, sceneggiature originali, appunti, vignette e bozzetti di scena, alcuni mai esposti prima. Ci sono anche le sedie da regista, la macchina da scrivere, i primi ciak e il trench indossato da Federico Fellini in “C’eravamo tanto amati”. Oggetti concreti che rendono improvvisamente vicina una storia entrata nel patrimonio culturale italiano.

Roma diventa una protagonista

L’ultimo capitolo è dedicato al rapporto tra Scola e Roma. Nato in Irpinia ma romano d’adozione, il regista ha raccontato la Capitale senza trasformarla in una semplice cartolina. Nei suoi film convivono periferie, terrazze borghesi, incontri, conflitti e memorie. La città cambia insieme ai suoi abitanti e diventa lo specchio delle trasformazioni italiane, osservate con affetto ma senza nasconderne fratture e disuguaglianze.

L’ultimo ingresso prima del sipario

La mostra, curata da Silvia Scola e Alessandro Nicosia per il decennale della scomparsa del regista, resterà aperta fino a domenica 13 settembre 2026. Il Museo di Roma a Palazzo Braschi è visitabile dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18. Poi le porte si chiuderanno. Rimarranno i film, naturalmente, ma questo fine settimana offre l’ultima possibilità di incontrare anche gli appunti, i disegni e gli oggetti dell’uomo che li ha immaginati.