Roma, sampietrini macchiati e posa approssimativa: Schiuma (FdI) attacca Gualtieri e rilancia la ‘Scuola dei Selciaroli’

Roma, i Sanpietrini di via San Teodoro recuperati

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Nel cuore archeologico di Roma, la riqualificazione di via di San Teodoro è finita al centro dell’attenzione dopo la diffusione di immagini che mostrano sampietrini con tracce di vecchia segnaletica stradale ancora visibili.

Le foto che accendono la discussione nel centro storico

Gli scatti circolati online nelle ultime ore mostrano blocchetti lapidei con chiazze bianche, gialle e azzurre, riconducibili a vernici utilizzate per la segnaletica. La vicenda è rimbalzata rapidamente sui social, alimentando commenti e osservazioni sul risultato estetico della posa. In un’area particolarmente frequentata da residenti e visitatori, anche per iniziative ricorrenti nei fine settimana tra Circo Massimo e Palatino.

Un tratto strategico nel progetto CarMe e nella “passeggiata” del Palatino

Via di San Teodoro non è un cantiere isolato: rientra nel progetto CarMe (Centro Archeologico Monumentale), che punta a ridisegnare la fruizione dell’asse attorno al Colle Palatino e al Campidoglio. Con una passeggiata ad anello e nuovi spazi pedonali. Secondo le informazioni diffuse da Roma Servizi per la Mobilità, il primo intervento è stato impostato su numeri rilevanti. 7.500 mq interessati e un impiego stimato di circa 300mila sampietrini, con un quadro economico indicato in 2 milioni di euro.

La linea del Campidoglio: riuso, “bilancio zero” e sostenibilità

Sul caso specifico delle macchie di vernice, dall’amministrazione è arrivata una spiegazione centrata sul riutilizzo dei sampietrini già nella disponibilità di Roma Capitale, rimossi da altri cantieri. La scelta viene inquadrata come coerente con criteri di sostenibilità e con l’obiettivo di recuperare materiale storico senza nuovo approvvigionamento, in un’ottica definita di “bilancio zero”.

La critica politica di Fabio Schiuma: “il problema è come si riusa”

Nel comunicato diffuso in queste ore, Fabio Schiuma collega la questione non al riuso in sé, ma alla cura del processo: per l’esponente politico, i sampietrini non sono “semplici blocchi di pietra”, bensì un elemento identitario della città, e la posa richiede competenze artigianali specifiche. Nel suo intervento richiama anche il tema della progressiva perdita di professionalità tradizionali, con lavori affidati—secondo la sua ricostruzione—senza una filiera formativa capace di tramandare tecniche e standard qualitativi.

La proposta: una “Scuola dei Selciaroli” e il nodo competenze

Schiuma mette sul tavolo una proposta politica: istituire una Scuola dei Selciaroli in collaborazione con artigiani e maestranze esperte, presentandola come leva di tutela del patrimonio, formazione e occupazione. Il riferimento al mestiere non è nuovo nel dibattito pubblico romano: negli anni, figure come Roberto Giacobbi—spesso indicato come tra gli ultimi selciaroli romani—hanno sollevato il tema della trasmissione delle competenze e della necessità di percorsi strutturati.