Roma, San Lorenzo, dopo l’aggressione torna l’allarme sicurezza: Schiuma (FdI) chiede al Campidoglio “Risposte concrete”
A Roma il tema della sicurezza urbana torna al centro del confronto politico dopo l’episodio avvenuto nel quartiere di San Lorenzo, dove un’aggressione ha coinvolto una madre e il figlio minore. Un fotogramma, in particolare, è diventato il simbolo del dibattito: la donna a terra e il bambino rimasto solo davanti all’aggressore.
“Sulla sicurezza urbana non bastano più le contrapposizioni ideologiche: servono scelte amministrative verificabili e responsabilità chiare.” A intervenire è Fabio Schiuma, dirigente di Fratelli d’Italia, che lega l’episodio a una più ampia riflessione sulle politiche di gestione del territorio nella Capitale.
Un’immagine che riapre il dossier sicurezza
«C’è un’immagine che dovrebbe togliere il sonno a chiunque abbia ancora un minimo di coscienza civile», afferma Schiuma. Il riferimento è a una scena che, nelle sue parole, non appartiene alla dimensione della percezione o della narrazione politica, ma alla cronaca concreta. L’episodio riporta l’attenzione su un quartiere storicamente complesso, segnato dalla forte presenza universitaria e da una movida intensa, ma anche da criticità strutturali segnalate da anni dai residenti.
San Lorenzo, infatti, è spesso al centro di discussioni su degrado urbano, ordine pubblico e gestione degli spazi pubblici. Il caso recente si inserisce in questo quadro, riaccendendo il confronto tra opposizione e maggioranza capitolina.
“Non è solo il singolo caso”: l’accusa politica
Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, l’errore sarebbe circoscrivere l’analisi alla responsabilità individuale dell’aggressore. «Il problema non è il singolo con difficoltà psicologiche», sostiene, «ma un sistema che ha scaricato sulle aree più esposte il peso di scelte amministrative sbagliate».
La critica si concentra sulla gestione politica del territorio, accusata di aver sottovalutato gli appelli provenienti dal quartiere e dal Comitato di zona. In questa lettura, l’episodio rappresenterebbe il punto di emersione di fragilità stratificate nel tempo, più che un evento isolato.
San Lorenzo tra laboratorio sociale e domanda di tutela
Nel suo intervento, Schiuma utilizza un’espressione precisa: San Lorenzo sarebbe stato trattato come un “laboratorio sociale”, senza che venissero garantiti adeguati strumenti di prevenzione e controllo. Il riferimento è a politiche di inclusione e gestione della marginalità che, a suo giudizio, non avrebbero trovato un equilibrio con le esigenze di sicurezza quotidiana delle famiglie.
Il quartiere, a pochi passi dall’Università La Sapienza, vive una complessità peculiare: studenti fuori sede, locali notturni, flussi costanti di persone. In questo contesto, la richiesta di maggiore presidio e coordinamento tra istituzioni e forze dell’ordine è una costante nel dibattito pubblico.
Il nodo della responsabilità istituzionale a Roma
Il caso si inserisce nel più ampio confronto sulla sicurezza urbana a Roma, tema che negli ultimi anni ha assunto una dimensione nazionale. Schiuma insiste sulla necessità di superare «le interpretazioni ideologiche o le polemiche strumentali» per arrivare a un’assunzione chiara di responsabilità.
Il punto centrale, nella sua ricostruzione, è la distanza percepita tra le scelte amministrative e la vita concreta dei residenti. Una distanza che, quando si verifica un episodio grave, si traduce in un cortocircuito politico e mediatico.
Le richieste dei residenti e il futuro del quartiere
«San Lorenzo non chiede vendetta, chiede risposte concrete», conclude Schiuma. L’appello è rivolto alle istituzioni, affinché nessun altro bambino debba trovarsi in una situazione analoga.
Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto un singolo quartiere. La questione tocca il modello di gestione delle aree urbane ad alta densità sociale e culturale, dove sicurezza, inclusione e vivibilità devono trovare un punto di equilibrio stabile.
Nel frattempo, l’episodio riporta al centro del dibattito romano una domanda che da anni attraversa assemblee pubbliche e confronti politici: come coniugare accoglienza, diritti e tutela delle famiglie senza lasciare zone grigie nella governance del territorio. Una domanda che, alla luce di quanto accaduto, torna a essere urgente.
