Roma, scandalo Piani di Zona , dopo 11 anni al via fogne e strade: ma il conto da 7 milioni lo pagano i romani (non i costruttori)
Roma, non saranno i costruttori che hanno realizzato questo pezzo di periferia urbana incompiuta e abbandonata per lungo tempo, ma Roma e i romani a pagare il conto da oltre 7 milioni di euro necessari a ultimare il Piano di Zona Torresina 2 – B44, nel cuore del Municipio XIV: la Giunta Gualtieri (assente il sindaco Gualtieri e la sua vice con delega al Bilancio, Silvia Scozzese) ha dato il via libera al pacchetto di opere pubbliche che trasformerà un un quartiere “nato a metà”. Inseriamo la deliberazione della Giunta Gualtieri, in formato scaricabile, alla fine di questo articolo.
Parliamo di strade, marciapiedi, parcheggi, illuminazione, fognature, sistemazioni esterne e verde pubblico, etc: l’elenco è quello delle cose che altrove si danno per scontate e che qui, da oltre un decennio, sono diventate una promessa mai sanata. Non solo a Torresina, ma anche a: Trigoria, Monte Stallonara, a Tor Vergata, Colle Fiorito, Castelverde, etc. Storie diverse per ciascun piano di zona, ma unite da uno stesso e identico destino: case pagate dai cittadini, ma servizi ed infrastrutture mai realizzate dai costruttori che non hanno mai pagato al Comune gli oneri di urbanizzazione, ossia i soldi necessari per realizzare tali opere pubbliche in cambio dei relativi permessi di costruire.
Il paradosso romano: la città cresce, i servizi restano indietro
Torresina 2, certo, è l’emblema di uno scollamento che a Roma, come anzidetto, si ripete da anni: edifici realizzati dai privati, famiglie insediate, ma urbanizzazioni rimaste nel limbo di stralci, contenziosi e rimpalli. Già nel 2019 si parlava di opere “quasi ultimate” solo in parte, con nodi ancora aperti su reti e collaudi, mentre altri stralci restavano fermi tra aggiornamenti progettuali e garanzie non in regola. E la Regione Lazio, nel 2022, presentando interventi su PEEP e Piani di Zona, descriveva senza giri di parole il problema delle urbanizzazioni incompiute e dei quartieri rimasti “a metà”.
Il conto: circa 7,2 milioni. E qui casca l’asino politico
La notizia che fa discutere non è solo “quanto” (circa 7,2 milioni complessivi), ma chi paga? Nel provvedimento capitolino la copertura risulta costruita su risorse comunali e capitoli di bilancio di Roma, legati anche a entrate tipiche della partita urbanistica (affrancazioni/trasformazioni e oneri). In altre parole: non si legge un cofinanziamento strutturato a carico dei costruttori inadempienti che non hanno realizzato le opere di urbanizzazione. E nemmeno di una compartecipazione alla spesa di Regione Lazio, Ministeri, UE (PNRR). È un passaggio politicamente esplosivo: il quartiere ottiene servizi essenziali, ma la città li finanzia “in casa”, con soldi che restano comunque soldi dei romani.
“Ma non dovevano metterci mano altri enti?”
Negli anni, il tema è stato oggetto di dibattito pubblico e attenzioni mediatiche: i Piani di Zona a Roma sono un dossier sensibile, che intreccia diritti, case, servizi mancanti e sfiducia verso le istituzioni.
Eppure, qui sta il punto: anche quando arrivano interventi esterni (come quelli rivendicati dalla Regione in altri passaggi), questa tranche viene messa a terra con una logica soprattutto capitolina. La conseguenza è semplice: il “riscatto” del quartiere diventa una scelta di bilancio di Roma, non un progetto condiviso tra livelli istituzionali, con la spesa ripartita.
Roma e la leva del debito: sostenibile nel medio periodo?
Il Campidoglio, mentre rincorre le emergenze, si muove dentro un quadro finanziario delicatissimo. Il bilancio 2025–2027 prevede accensione di mutui e finanziamenti a medio-lungo termine su cifre molto rilevanti (centinaia di milioni) e parallelamente registra anche quote capitali per ammortamento mutui nell’ordine di decine e decine di milioni l’anno. È legittimo: gli enti locali finanziano investimenti anche così. Ma la domanda politica è un’altra: quanta “città futura” puoi costruire a colpi di leva finanziaria, senza comprimere manutenzione, servizi e capacità di spesa ordinaria?
In questo caso, per le opere pubblica di Torresina, i soldi sono correnti, quindi i 7,2 milioni sono stati reperiti senza necessità di mutui o finanziamenti vari. Ma, certo, che il tema debitorio, per Roma, resta un capitolo enorme che pesa da anni sul Bilancio e che la politica romana non dovrebbe mai ignorare.
Il finale aperto: chi risponde del ritardo?
Il vero scandalo, in fondo, non è che si facciano fogne e strade. È che nel 2026 la notizia debba ancora essere raccontata come un evento straordinario. Torresina 2 diventa così un simbolo: Roma che ripara (finalmente) ma lo fa a proprio carico, con i pochissimi soldi che ha a disposizione. Mentre la partita delle responsabilità giuridiche e politiche — tra attuazione privata, convenzioni incompiute e altri enti che si voltano dall’altra parte — resterà sullo sfondo probabilmente per sempre. E quando le periferie chiedono normalità, la politica risponde con un paradosso: arrivano le opere, sì. Ma insieme arriva anche la fattura. E la firma, ancora una volta, è solo a carico dei romani.
