Roma ‘scarica’ Banca Etica e BCC: Gualtieri(s)vende le quote pubbliche di due banche ‘pulite’
La Città Metropolitana di Roma – guidata dal sindaco Roberto Gualtieri e dal suo vice Sanna – ha dato il via libera alla dismissione delle sue quote in Banca Etica e BCC di Roma (Banca di Credito Cooperativo). Due istituti bancari spesso associati a un’idea di credito “responsabile”, “etico”, “pulito” e, per di più, fortemente radicato nel territorio della provincia romana. La decisione è stata confermata con un atto approvato il 31 dicembre dalla Città Metropolitana, con i documenti pubblicati solo il 14 gennaio (che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo). Il via libera ha luogo dopo che nel 2025 erano stati pubblicati, dall’ex provincia, avvisi per trovare compratori. Ma il mercato non ha risposto: avvisi deserti e strada spianata verso la liquidazione, ma secondo le regole interne delle cooperative. Ma procediamo per gradi per comprendere la portata dell’operazione.
Quanto vale la svendita delle quote di Banca Etica e di BCC?
Le quote che Roma (Città Metropolitana) sta dismettendo valgono molto di più a livello simbolico che nella pratica. Partiamo da Banca Etica. Il pacchetto detenuto dalla Città Metropolitana in vendita è di 1.000 azioni e l’amministrazione lo ha stimato, su base patrimoniale, in 102mila euro circa.
Poi c’è BCC di Roma. Qui parliamo di sole 100 azioni, con una base d’asta stimata sempre sul patrimonio netto 2023 pari a 4mila e 400 euro circa.
Per banche non quotate non esiste un vero mercato libero (azioni non quotate, trasferimenti e rimborsi vincolati dagli statuti cooperativi). Quindi, dopo avvisi pubblici andati deserti, l’ente finisce per incassare quanto consente la procedura di rimborso/riacquisto prevista negli stessi statuti delle rispettive Cooperative. Un valore spesso più vicino al nominale o al prezzo interno che non ai valori “da perizia”.
Il risultato concreto è che Roma potrebbe rientrare non con i circa 106mila euro teorici. Ma più verosimilmente con circa 60–65mila euro complessivi. All’incirca 63mila da Banca Etica. Più qualche centinaio di euro dalla BCC. La domanda sorge spontanea: saranno questi circa 60mila euro a risanare le casse di Roma?
La domanda politica: perché Roma rinuncia a un segnale di etica pubblica?
Il caso, ovviamente, è politico, non tanto contabile e investe frontalmente il Campidoglio. Perché una grande istituzione pubblica della Capitale decide di liberarsi — anche solo simbolicamente — di partecipazioni in due banche percepite come “pulite” del sistema bancario?
Banca Etica, per definizione, costruisce la propria reputazione sul credito tracciabile e su criteri di sostenibilità. Va specificato un ultimo dettaglio. Su Banca Etica, c’è una possibile contraddizione che pesa come un macigno nella svendita. La legge consente agli enti pubblici di mantenere partecipazioni in istituti di finanza etica e sostenibile, anche al di fuori dei limiti di razionalizzazione dei propri portafoglio societario e/o azionario . E infatti la stessa Banca Etica lo avrebbe ricordato nei contatti con l’amministrazione. Allora perché uscire lo stesso? Certo, per i cittadini la domanda è quasi morale: Roma, schiacciata da debiti e cantieri (dai parchi alle scuole) può permettersi di dismettere anche i simboli di finanziamenti e linee di credito etiche e pulite?
BCC di Roma rappresenta, invece, una parte della finanza cooperativa locale. Eppure Roma sceglie l’uscita, alimentando una domanda inevitabile: è solo razionalizzazione o un messaggio ‘involontario’ sul valore dell’etica nell’amministrazione pubblica?
Il “sindaco metropolitano” è Gualtieri: una decisione che pesa sul Campidoglio
C’è un passaggio che il pubblico spesso ignora: la Città Metropolitana è guidata dal sindaco di Roma, per effetto delle riforme che hanno ridisegnato il governo dell’area vasta. Oggi il sindaco metropolitano coincide con il primo cittadino della Capitale, e quindi la scelta, per quanto istruita dagli uffici, cade nello ‘scenario politico’ di Roberto Gualtieri. Anche se il voto è del Consiglio metropolitano, la cornice è chiara: questa dismissione parla direttamente della linea di governo della città di Roma e della sua area metropolitana.
Roma tra debiti vecchi e nuovi: il contesto che cambia la lettura
La vicenda della svendita delle quote di Banca Etica e BCC esplode, tra l’altro, proprio mentre Roma cerca di chiudere il capitolo del debito storico, quello accumulato fino al 2008 e gestito per anni in regime commissariale. Tra fine 2025 e inizio 2026, la stampa nazionale e gli atti ufficiali hanno raccontato il percorso verso la chiusura definitiva della Gestione Commissariale, sostenuta da interventi nazionali e risorse dedicate. Ma la “fine formale” – dichiarata urbi et orbi – non è un dettaglio: per i cittadini significa capire quando si smette davvero di pagare il passato ed oggi non h ancora avuto luogo.
Resta, infine, un’ultima domada, forse quella più importante: Gualtieri comunicherà tale svendita (doppia) ai romani, con un post social, un comunicato stampa o un video in diretta (magari con la sua vice Scozzese e/o con il suo referente in Città Metropolitana Sanna) o l’intera decisione resterà confinata nelle sacre stanze del potere e dei salotti romani? Speriamo presto di ricevere risposta.
