Roma, sequestro e torture a Ponte Mammolo: ragazzi picchiati e costretti a fuggire dal quinto piano per salvarsi
Prima le botte, poi le minacce con una pistola, infine la fuga disperata dal balcone al quinto piano. A Ponte Mammolo, a Roma, due ragazzi sono riusciti a salvarsi così, dopo essere stati sequestrati e aggrediti per un presunto debito di poche migliaia di euro. Una vicenda che ha portato all’arresto di tre uomini, accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni aggravate e armi illegali.
La trappola in casa e il sequestro
Tutto è iniziato il 23 febbraio, in un appartamento di via Giovanni Palombini. Il primo ragazzo, un 19enne, è stato attirato con una scusa. Una volta dentro, è stato subito bloccato, immobilizzato con nastro adesivo e minacciato. Sotto pressione, e dopo essere stato colpito, è stato costretto a chiamare un amico, un 22enne, chiedendogli di raggiungerlo. Anche lui è finito nello stesso appartamento, senza sapere cosa stesse succedendo.
Una volta insieme, i due giovani sono stati presi a pugni e colpiti anche con il calcio di una pistola. Gli aggressori volevano soldi: circa 3.600 euro, legati a un presunto danno su un’auto a noleggio. Le violenze sono andate avanti per diversi minuti.
La fuga dal balcone per salvarsi
Poi i due ragazzi hanno trovato il momento giusto per reagire. Sono riusciti a liberarsi e a raggiungere il balcone. Da lì hanno scavalcato, passando nell’appartamento accanto. Una manovra rischiosa, ma l’unico modo per riuscire a fuggire e salvarsi. È stato da lì che è partita la richiesta di aiuto. Quando Carabinieri e Vigili del Fuoco sono arrivati, i due erano feriti ma vivi. Sono stati portati in ospedale con diverse lesioni.
Nell’appartamento sono stati trovati gli elementi che hanno fatto capire la pianificazione dell’azione, tra cui passamontagna, fascette, nastro adesivo e tracce di sangue. I Carabinieri della Compagnia Roma Monte Sacro, grazie alle testimonianze e ai riconoscimenti fotografici, hanno sono arrivati a individuare tre uomini, di 34, 30 e 52 anni e un’arma da fuoco usata durante l’aggressione. Uno di loro ha tentato di opporsi all’arresto, riportando alcune ferite prima di essere bloccato. Dopo le cure mediche presso l’ospedale “S. Pertini”, l’uomo è stato poi portato al carcere di Regina Coeli. Gli altri due sono finiti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.