Roma sogna i Giochi 2040, ma il voto non decolla: ennesimo slittamento in Aula
Il voto sulla possibile candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2040 slitta ancora: anche nella seduta di oggi, 14 maggio, l’Assemblea Capitolina non è arrivata alla conta sulla mozione n. 33/2026, firmata da Flavia De Gregorio e Antonio De Santis, che chiede l’avvio di attività esplorative per valutare una candidatura della Capitale. L’atto era comparso per la prima volta nell’ordine dei lavori del 5, poi il 7, poi di nuovo in quello del 12 e infine 14 maggio: un rinvio dopo l’altro, senza voto finale.
Non solo sport
Sulla carta la mozione parla di Olimpiadi, impianti, sostenibilità, riuso delle strutture e modello diffuso. In realtà, il peso politico è più largo. Il testo non assegna i Giochi a Roma né apre automaticamente una candidatura: chiede di studiarne la fattibilità. Ma proprio questa impostazione “prudente” rende il voto interessante, perché costringe i gruppi a dire se Roma debba almeno sedersi al tavolo oppure tenersi fuori dalla partita.
Il test sul campo largo
Il vero punto è la tenuta del possibile campo largo romano: Pd, Movimento 5 Stelle, Lista Raggi, sinistra e centristi possono davvero convergere su una prospettiva comune per la Capitale? Il voto sulle Olimpiadi 2040 non darebbe una risposta definitiva, ma offrirebbe un primo segnale politico in vista del 2027. Per ora, però, quel segnale non arriva: la verifica viene rinviata e il cantiere dell’alleanza resta sospeso.
Il nodo dei 5 Stelle
Il passaggio più delicato riguarda il Movimento 5 Stelle e la Lista Raggi. Il precedente del 2016 pesa ancora: Virginia Raggi disse no alla candidatura di Roma per i Giochi del 2024, scelta poi seguita dallo stop del Coni al percorso olimpico. Oggi la mozione non chiede di ripetere quel percorso, ma di aprire una fase di studio. Proprio per questo un sì, un no o un’astensione avrebbero un significato politico molto chiaro.
Centristi in avanti
Azione e Italia Viva provano a intestarsi la linea del “valutare senza forzare”. Già nei mesi scorsi la proposta era stata presentata come un atto esplorativo, fondato su analisi, sostenibilità, riuso degli impianti e coordinamento con Governo, Regione, Città Metropolitana, Coni e Cip. È una posizione pensata per evitare fughe in avanti, ma anche per non lasciare Roma ferma mentre altre aree del Paese si muovono sul dossier olimpico.
Sullo sfondo resta Santa Palomba
Dietro la ‘partita’ delle Olimpiadi 2040 corre anche un’altra frattura politica, molto più concreta e immediata, che divide PD e M5S: l’inceneritore Acea previsto a Santa Palomba. Un’opera fortemente osteggiata da Virginia Raggi, da una parte significativa del Movimento 5 Stelle romano, regionale e nazionale, che continua a considerarla una scelta assolutamente insensata e sbagliata per Roma. Ed è proprio lì, più ancora che sui Giochi, che il possibile campo largo rischia di misurare davvero la distanza tra le sue diverse anime.
La domanda per Roma
In ogni caso, per i cittadini il tema resta concreto: Roma deve almeno valutare una candidatura olimpica oppure no? La risposta non può vivere solo di entusiasmo o di paura. Servono numeri, trasporti, costi, impianti, periferie, tempi e responsabilità. Ma prima ancora serve una scelta politica. E oggi quella scelta non c’è stata. Il voto slitta, il dossier resta aperto e il campo largo, di fatto, evita ancora la sua prima vera prova in Aula.
