Roma, “Sono del Clan Spada”: 36enne uccide il compagno 60enne con un appendiabiti
Prima le urla. Poi i tonfi contro il muro. Infine quel video inviato ai figli della vittima, con il compagno steso a terra e privo di sensi. È finita con un’accusa di omicidio la convivenza tra M. B., 36 anni, cittadina romena, e Alberto Pacetti, 60 anni, morto dopo una violenta aggressione nell’appartamento di via Angelo Fava, a Monte Mario.
La donna, cittadina romena, è stata arrestata dalla polizia con l’accusa di aver colpito il compagno con una cornice e un’asta appendiabiti, lasciandolo agonizzante per ore. Ai vicini avrebbe raccontato di essere “una degli Spada”, vicina al clan dei Casamonica, terrorizzandoli durante le continue liti.
L’ultima lite: l’uomo in una pozza di sangue
I due convivevano ormai da dieci anni. Anni in cui le liti sarebbero state frequenti. E la sera del 26 aprile l’ultima, quella fatale. Quando arrivano i soccorsi trovano Alberto Pacetti già riverso a terra in una pozza di sangue. Le sue condizioni sono disperate. La donna racconta ai figli di Pacetti che l’uomo era ubriaco e che, proprio per colpa dell’alcol, è caduto e ha sbattuto la testa. E lei, annebbiata dalle sostanze alcoliche come l’uomo non si è accorta della gravità delle sue condizioni, quindi ha chiamato i soccorsi in ritardo. Ma la sua versione non convince, troppo confusa e con dei vuoti che lasciano dei dubbi. Trasportato al Gemelli, il 60enne muore poco dopo.
A far scattare i primi sospetti sono stati proprio i medici dell’ospedale, che hanno trovato sul corpo lesioni troppo gravi per essere compatibili con una semplice caduta accidentale. E, tra quanto riferito dai medici e quanto raccontato dalla donna, partono le indagini degli agenti del commissariato Primavalle e della polizia Scientifica.
E per la Procura di Roma, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Di Cicco, quella notte la lite è degenerata in un’aggressione feroce. M. B. avrebbe colpito più volte Pacetti con gli oggetti presi in casa, fino a lasciarlo immobile sul pavimento. Il gip Maria Gaspari ha poi firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Anni di violenze
A raccontare le violenze subite dal padre sono i tre figli di Pacetti. I ragazzi hanno riferito agli agenti di una relazione lunga dieci anni, nata quando la donna viveva in strada e il padre aveva deciso di aiutarla. Nel 2019 i due erano andati a convivere. Da quel momento, secondo i figli, la situazione era peggiorata. Il padre sarebbe diventato progressivamente più fragile, sempre più schiacciato da un clima di sopraffazione e paura. “Era disperato”, hanno riferito i ragazzi. “Aveva anche parlato di togliersi la vita”.
L’aggressione di aprile non sarebbe stata l’unica. A febbraio, infatti, un’altra lite era già finita con il sangue: la donna avrebbe spruzzato spray al peperoncino sul volto del compagno e lo avrebbe colpito al viso, rompendogli il naso.
A inchiodare la 36enne sono state anche le testimonianze dei vicini di casa. La sera del delitto, intorno alle 23, diversi residenti avrebbero sentito urla provenire dall’appartamento e colpi violenti, tanto da parlare del rumore di una testa sbattuta contro il muro. Poi, ancora, lamenti. Frasi spezzate. “Ahia, mi fa male”, avrebbe detto Pacetti mentre dall’interno della casa arrivavano altri tonfi.
I testimoni hanno raccontato che la donna, già condannata in passato per incendio doloso, avrebbe spesso intimidito i vicini vantandosi di appartenere ai clan Spada e Casamonica. Una residente ha riferito di essere stata minacciata dopo una lite per il cane entrato nella proprietà della coppia. In quell’occasione, sempre secondo il suo racconto, M. B. avrebbe gridato: “Sono del clan Casamonica, stai attenta”, prima di aggredirla con calci e pugni.