Roma sott’acqua, l’accusa di Schiuma(FdI): “Senza governance il maltempo manda in tilt la Capitale”
Roma torna a fare i conti con il maltempo e con i disagi che, puntualmente, accompagnano le precipitazioni più intense. Ma per Fabio Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia ed ex vicepresidente del Consiglio comunale di Roma, il punto non è “quanta” pioggia cade: è “come” la città viene preparata e gestita. In una nota, Schiuma sostiene che “Roma continua a essere messa in difficoltà dal maltempo: il nodo non è la quantità di pioggia, bensì la carenza di una governance adeguata”.
Dall’Aniene al Tevere: “emergenza” che si ripete e disagi in più quadranti
Nel comunicato vengono richiamati da Schiuma alcuni episodi degli ultimi giorni che hanno riportato l’attenzione sulla gestione dell’emergenza: “Gli allagamenti degli ultimi giorni -dall’esondazione dell’Aniene al monitoraggio costante del Tevere, fino ai disagi in numerosi quadranti della città- hanno hanno riportato al centro la carenza della gestione dell’emergenza da parte dell’amministrazione capitolina”. Il quadro, secondo Schiuma, è quello di una Capitale che reagisce sempre in affanno e in rincorsa, con interventi che arrivano quando i problemi sono già esplosi.
“Roma non è una città ordinaria”: servono investimenti e pianificazione continua
Il dirigente di FdI insiste sulla specificità del territorio romano, che imporrebbe un approccio strutturale. “Roma non è una città ordinaria -continua Schiuma- è attraversata da fiumi, fossi e canali che richiedono una pianificazione continua e investimenti strutturali”. A suo giudizio, invece, “si procede con interventi estemporanei”, senza una strategia stabile capace di prevenire criticità ricorrenti. In altre parole, il maltempo sarebbe solo l’innesco di fragilità già note, che si ripresentano ogni volta con effetti simili: strade impraticabili, quartieri in difficoltà, mobilità a rischio.
Il ruolo della Protezione Civile: “La Capitale regge grazie ai volontari”
Nella nota c’è un passaggio che punta i riflettori sul volontariato e sul lavoro operativo durante le emergenze. “La tenuta della città -prosegue Schiuma- dipende in larga parte dall’impegno dei volontari della Protezione Civile, operativi senza sosta e spesso senza un adeguato supporto economico e organizzativo”. E ancora: “Il Comune -continua ancora Schiuma- può contare su un patrimonio umano straordinario, composto da cittadini che mettono gratuitamente a disposizione tempo e competenze”. Per Schiuma, questo contributo rappresenta una risorsa decisiva, ma non dovrebbe diventare il perno su cui poggia l’intero sistema di risposta.
“Rimborsi minimi” e piano non all’altezza: “Non è valorizzazione, è abbandono”
Il cuore della critica politica arriva nel finale del comunicato. “Tuttavia -conclude Schiuma- a fronte di questo impegno, l’amministrazione offre rimborsi minimi e non dispone di un piano operativo all’altezza di una capitale europea. Non si tratta di valorizzazione del volontariato, ma di una forma di abbandono istituzionale”. Schiuma richiama anche il tema degli obblighi di legge: “Gli obblighi normativi -aggiunge Schiuma- che impongono ai sindaci di predisporre piani di protezione civile aggiornati e fondi adeguati per la gestione delle emergenze”.
Piani “formalmente esistenti”, ma inefficaci: la richiesta di una svolta preventiva
Secondo l’esponente di FdI, il problema è l’attuazione. “A Roma tali strumenti risultano formalmente esistenti, ma non trovano applicazione concreta”. La conseguenza, sostiene, è che “è sufficiente una precipitazione più intensa per paralizzare la città, con strade allagate e interi quartieri in difficoltà”. Da qui l’affondo: “Non è sufficiente intervenire a emergenza in corso. Servono prevenzione, monitoraggio costante dei corsi d’acqua, risorse adeguate per i volontari e una macchina operativa in grado di attivarsi prima che i problemi esplodano”. E la chiusura indica la radice della vulnerabilità: “Oggi Roma è esposta perché manca una visione strategica e non sono stati realizzati gli investimenti necessari”.
