Roma, spari contro il bus Atac: Procura a caccia del “cecchino” di Torrevecchia
Roma, non è più solo cronaca di periferia: la Procura ha acceso i riflettori sugli spari contro un autobus Atac della linea 46B, colpito a Torrevecchia in un’azione che gli inquirenti valutano come un attacco alla sicurezza pubblica. Il mezzo è stato sequestrato, mentre la polizia passa al setaccio video e testimonianze per dare un volto a chi ha premuto il grilletto. Atac, intanto, avverte: se il clima non cambia, potrebbero arrivare modifiche ai percorsi.
Il colpo “ad altezza uomo”: la pallottola attraversa il bus
È successo nella serata di mercoledì 21 gennaio, intorno alle 20, in via Francesco Giuseppe Commendone, all’altezza delle case popolari. Uno, forse due colpi: quello che centra il bus rompe un finestrino laterale e attraversa l’abitacolo da parte a parte. Nessuno resta ferito, ma è un dettaglio che somiglia più alla fortuna che a un caso. L’allarme parte dall’autista: i passeggeri raccontano un tonfo, poi il foro sul vetro e la consapevolezza agghiacciante di essere finiti nel mirino.
Il proiettile inesploso e la pistola che si inceppa
Sul punto da cui sarebbe partito lo sparo, gli agenti recuperano un proiettile calibro 9 inesploso: un indizio pesante, perché suggerisce che l’arma possa essersi inceppata e che l’azione potesse degenerare in una raffica. La Scientifica avvia rilievi e primi accertamenti balistici per ricostruire traiettoria e distanza: il foro, nella parte alta del finestrino, parla di uno sparo non lontano, quasi “a misura d’uomo”. Nel frattempo emerge anche un documento d’identità smarrito, risultato estraneo ai fatti.
Due ore dopo, la sassaiola: un segnale coordinato?
Come se non bastasse, a distanza di circa due ore un altro autobus della stessa linea viene preso di mira poco lontano: stavolta volano sassi in via dei Monti di Primavalle, tra via Pasquale II e l’area circostante. Vetri infranti anche qui, nessun ferito, ma la coincidenza temporale e geografica è troppo netta per essere archiviata come bravata. Gli investigatori verificano se i due episodi siano parte di un’unica strategia intimidatoria: colpire il servizio pubblico, trasformandolo in bersaglio.
Il “Bronx” di Torrevecchia e la pista criminale
Il contesto pesa come un macigno. Torrevecchia, in quel tratto ribattezzato da tempo “Bronx”, è una zona in cui i residenti raccontano tensioni ricorrenti: spaccio, faide, raid, persino esplosioni con bombe carta negli androni delle palazzine. Per questo gli investigatori non escludono che il bus sia finito dentro un perimetro di guerra che non guarda più in faccia nessuno: utenti, autisti, famiglie. Sul tavolo ci sono i controlli su chi possiede armi regolari e su soggetti con precedenti per detenzione illegale.
La città reagisce: sciopero e pressing sulla sicurezza
La sequenza ha già prodotto una risposta immediata: i sindacati hanno proclamato uno sciopero di quattro ore per chiedere garanzie e misure concrete sulle tratte a rischio. Atac conferma collaborazione piena con le forze dell’ordine e promette iniziative per tutelare personale e passeggeri. Ma la vera domanda, ora, è politica e operativa: quanto velocemente Roma riuscirà a impedire che un autobus diventi un bersaglio mobile. Perché dopo quel foro sul vetro, la paura non viaggia più solo sui marciapiedi: sale a bordo.