Roma ‘spegne’ i 10 nuovi tram URBOS: nuovi mezzi fermi nei depositi e cittadini sui bus sostitutivi
Roma si prepara a un’estate a binari spenti: mentre la Capitale dovrebbe reggere l’urto del turismo estivo, che aumenta a dismisura, del caldo e dei cantieri giubilari infiniti ancora in corso, l’intera rete tranviaria rischia di fermarsi per circa due mesi, proprio tra luglio e agosto. La motivazione ufficiale è il rimodernamento della rete per accogliere i nuovi tram Urbos. Ma proprio qui nasce il cortocircuito: i convogli arrivano, la città no.
Mezzi moderni, rete vecchia
Secondo la ricostruzione diffusa da Agisci Italia, sei nuovi tram Urbos sarebbero già presenti nei depositi romani, senza poter entrare pienamente in servizio. Altri quattro mezzi dovrebbero arrivare entro il 30 giugno. Il problema, però, non sarebbe nei tram, ma nella rete: le sottostazioni elettriche non avrebbero ancora la potenza necessaria per sostenere i nuovi convogli. Una modernizzazione a metà, quindi, che rischia di trasformarsi in disservizio pieno.
Lo stop che pesa sui quartieri
Il fermo dei tram non colpisce una rete marginale. Linee come il 3, il 5, il 14 e il 19 attraversano pezzi popolari e densissimi della città: Prenestino, Centocelle, San Lorenzo, i collegamenti verso Termini, Tiburtina e La Sapienza. Sono linee usate ogni giorno da studenti, lavoratori, pendolari e residenti. Toglierle dal ferro significa spostare migliaia di persone su una rete su gomma già sotto pressione.
Bus sostitutivi, ma il conto non torna
La sostituzione con autobus rischia di essere insufficiente. Un tram trasporta molti più passeggeri di un bus, anche snodato. Per garantire gli stessi flussi servirebbero più mezzi, più autisti, più regolarità. Tutte cose che Atac, storicamente, fatica a garantire. E a differenza dei tram, i bus restano intrappolati nel traffico, con corse più lente, fermate più affollate e attese più lunghe sotto il sole romano.
L’estate diventa un test politico
Il caso esplode nel momento peggiore: luglio e agosto, mesi di caldo feroce e massima pressione turistica. La narrazione del rilancio del trasporto pubblico, dei cantieri giubilari e della Capitale che cambia rischia così di schiantarsi contro la realtà quotidiana delle fermate senza ombra, dei bus pieni e dei tempi di percorrenza impazziti. Una città europea non può scoprire a posteriori che i tram nuovi non dialogano ancora con la rete.
L’attacco di Agisci Italia
Durissimo Fabio Desideri, segretario nazionale di Agisci Italia, che punta il dito contro Campidoglio e Atac. “Siamo dinanzi all’ennesimo, inaccettabile deficit gestionale di un’amministrazione che antepone la comunicazione alla concretezza dell’azione amministrativa”, afferma. Per Desideri, fermare la spina dorsale tranviaria di Roma nei mesi più caldi rappresenta un danno per lavoratori, residenti e visitatori.
“Gualtieri e Atac riferiscano”
Desideri chiede che il sindaco Roberto Gualtieri e il management di Atac riferiscano nelle sedi competenti. Il nodo politico è tutto qui: acquistare mezzi di ultima generazione senza aver completato prima gli adeguamenti infrastrutturali significa esporre la città a un corto circuito annunciato. Roma voleva mostrare i tram del futuro. Rischia invece di regalare ai cittadini un’estate di attese, caldo e binari morti.