Roma, stop a monopattini e bike sharing per 30 giorni, il Comune: “Troppi mezzi in circolazione”
Roma, per anni la micromobilità elettrica è stata presentata come uno dei pilastri della nuova mobilità romana: alternativa all’auto privata, risposta all’emergenza traffico, strumento “green” da promuovere senza esitazioni. Oggi, però, lo scenario cambia radicalmente. Dal’11 febbraio scatterà uno stop di 30 giorni per monopattini e biciclette in sharing di uno dei principali operatori cittadini, deciso dal Comune di Roma. Una scelta che solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche adottate finora.
Un settore prima favorito, poi penalizzato?
Negli ultimi anni l’amministrazione ha incentivato l’uso massiccio di questi mezzi: ampliamento delle flotte, visibilità nei nodi centrali, integrazione con il trasporto pubblico. Una crescita rapida, spesso poco governata, che ha spinto cittadini e turisti a considerare monopattini e bici condivise come una presenza stabile nello spazio urbano. Il blocco di un mese arriva così come una brusca inversione di rotta, che rischia di scaricare sugli utenti il prezzo di scelte regolatorie tardive e poco coordinate.
Centro congestionato, periferie dimenticate
La motivazione ufficiale riguarda il mancato rispetto delle “soglie di densità areale”: troppi mezzi nel Centro storico, pochi nelle zone periferiche. Un problema reale, ma noto da tempo. La domanda che emerge è semplice: perché intervenire solo ora, dopo aver consentito – se non favorito – una concentrazione squilibrata? La sensazione è che il Comune intervenga a valle, quando il modello è già consolidato, anziché guidarne l’evoluzione con strumenti preventivi ed efficaci.
Decoro urbano come giustificazione tardiva
Nel provvedimento pesa anche il tema del decoro e del corretto posizionamento dei mezzi. Marciapiedi ostruiti e veicoli abbandonati in modo irregolare sono diventati parte del paesaggio urbano. Tuttavia, anche in questo caso, la tolleranza iniziale ha contribuito al problema. Senza controlli costanti e sanzioni tempestive, l’uso “a dismisura” è stato di fatto legittimato. Lo stop appare quindi più come una misura punitiva che come una strategia di riordino credibile.
Le sanzioni del 2024 e un’escalation prevedibile
Già nel 2024 erano scattate multe e sospensioni brevi per diversi operatori, segnale che le criticità erano ben presenti agli uffici capitolini. L’escalation verso un blocco di 30 giorni non sorprende, ma rafforza l’idea di una gestione per strappi: prima si chiude un occhio, poi si applica il regolamento in modo rigido. Un approccio che mina la stabilità del servizio e rende difficile una pianificazione affidabile per cittadini e imprese.
L’ombra dell’Antitrust e la fiducia degli utenti
A complicare il quadro c’è anche l’istruttoria avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che indaga su possibili pratiche commerciali scorrette legate all’accesso alle agevolazioni per gli abbonati al trasporto pubblico. Un ulteriore elemento che rischia di erodere la fiducia degli utenti in un sistema già percepito come poco trasparente e instabile.
Ricorso al Tar e un messaggio contraddittorio alla città
L’operatore colpito dal provvedimento ha annunciato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Ma al di là dell’esito giudiziario, resta il messaggio politico: Roma prima incoraggia l’uso intensivo della micromobilità, poi lo interrompe bruscamente. Una contraddizione che rischia di trasformare uno strumento utile in un problema di credibilità istituzionale, più che di mobilità sostenibile.