Roma, stop abbattimenti inconsulti di pini e sostituzioni con specie aliene: Italia Nostra incalza la Giunta Gualtieri

Roma, i pini dei Fori nel 2024

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Roma, Italia Nostra incalza il Campidoglio dopo i crolli dei pini ai Fori Imperiali: stop ad abbattimenti a tappeto e “sostituzioni anonime”. Verifiche pianta per pianta, nuovi impianti e un nuovo Piano per i 51mila pini di Roma.

Italia Nostra mette il freno: dalla paura alla responsabilità

Quando la città si spaventa, la politica tende a scegliere la scorciatoia: “tagliamo e ripartiamo”. È qui che Italia Nostra — con il suo ruolo storico di sentinella del paesaggio e della qualità urbana — rivendica una funzione pubblica: impedire che l’emergenza diventi un alibi per riscrivere Roma a colpi di motosega. Dopo i crolli lungo Via dei Fori Imperiali, l’associazione ha incalzato il Campidoglio nel momento più delicato, quello in cui si decide se governare o liquidare un problema.

Il vertice con Sabrina Alfonsi: “non saremo ricordati per aver azzerato i pini”

L’incontro con l’assessore Sabrina Alfonsi e i tecnici dell’amministrazione arriva “in pieno allarme”, e proprio per questo pesa politicamente: Italia Nostra sostiene di aver ottenuto una linea chiara — niente abbattimenti indiscriminati e niente sostituzione generalizzata con specie “qualunque”.
Tradotto: si abbatte solo ciò che è davvero irrecuperabile, e si torna a ragionare con criteri tecnici e paesaggistici insieme. Un messaggio che, se confermato nei fatti, cambia la partita: perché sposta il baricentro dall’emotività alla pianificazione.

La mozione “sostituiamo tutto”: la tentazione di cambiare identità al Centro storico

Sul tavolo c’era (e in parte c’è ancora) un rischio politico preciso: usare la sicurezza come grimaldello per “normalizzare” il verde storico. Nel Municipio I Roma Centro è circolata l’idea di sostituire i pini con altre specie, dai gelsi in giù, aprendo la porta — denuncia l’associazione — a una progressiva espulsione dei pini dal cuore di Roma. È una scelta che non è neutra: cambia lo skyline urbano e ridisegna l’immaginario della città. Qui Italia Nostra alza l’asticella: non basta dire “mettiamo alberi”, bisogna dire quali e perché.

Perché cadono: drenaggi negati, radici tagliate, manutenzione svalutata

Il comunicato non fa sconti: le cause non sono un destino cinico e baro. Troppa acqua su suoli che drenano male per impermeabilizzazioni e stratificazioni; radici compromesse da lavori e cantieri senza controllo; soprattutto una manutenzione ridotta a interventi a singhiozzo. Quando sparisce la cura ordinaria, resta solo l’urgenza. E quando si governa solo l’urgenza, la soluzione più comoda diventa “tagliare”. L’accusa implicita è politica prima che botanica: appalti al ribasso e assenza di monitoraggio producono fragilità, poi l’emergenza presenta il conto.

La nuova linea: controlli pianta per pianta e reimpianti “veri”, non simbolici

L’amministrazione, riferisce Italia Nostra, sta lavorando con una squadra multidisciplinare: prove di stabilità su ciascun pino residuo e abbattimenti limitati agli esemplari senza prospettiva di recupero. C’è poi il nodo del “dopo”: incrementare il numero dei pini con esemplari già formati (5–6 metri), così da renderli gestibili con cure come l’endoterapia e con un monitoraggio serio. È la differenza tra un reimpianto di facciata e una ricostruzione coerente del paesaggio. Il punto, però, è la continuità: senza calendario e risorse, anche la migliore promessa evapora.

Non solo Fori: i 51mila pini di Roma e il dovere di una task force cittadina

Qui Italia Nostra prova a trasformare un caso mediatico in una svolta strutturale: i pini non sono un “problema locale”, sono un patrimonio diffuso. L’associazione chiede un impegno corale di tecnici e organismi, una catalogazione aggiornata, cure tempestive e soprattutto lo stop alle potature che alterano le chiome — perché la chioma è difesa naturale contro il vento, non un capriccio estetico. E aggiunge un punto politicamente sensibile: negli ultimi anni, nei viali e nei giardini pubblici si piantano sempre meno pini. Se è una scelta, va dichiarata; se è un’abitudine, va corretta.

Tra clima e vincoli: la città non può “liberarsi” delle tutele tagliando gli alberi

Nel comunicato emerge anche un conflitto istituzionale: l’idea che, in nome della “resilienza climatica”, si debbano ridurre vincoli e poteri di tutela nel Centro storico, fino a ridimensionare il ruolo delle soprintendenze sugli alberi di strade e piazze storiche. È un terreno scivoloso: Roma non può rispondere al clima cancellando ciò che la rende Roma. Italia Nostra chiede una linea semplice e verificabile: curarli subito, sostituirli con altri pini quando necessario, e tornare a piantarli ogni volta che le condizioni lo consentano.

Il fronte fitosanitario: il parassita e l’“antagonista naturale”

Infine, la questione sanitaria: il richiamo al parassita Toumeyella parvicornis è un promemoria utile. Senza prevenzione e controllo, ogni strategia crolla. Italia Nostra segnala l’arrivo dell’antagonista naturale come spiraglio, ma il sottotesto è chiaro: non esistono soluzioni miracolose, esiste solo una politica del verde fatta di diagnosi, cura, monitoraggio e scelte coerenti. E questa volta, dopo i Fori, gli occhi sono aperti: sul Campidoglio, sui municipi, e su chi dovrà dimostrare con i fatti che i pini non sono un ingombro, ma un pezzo dell’identità di Roma.

Roma, i pini dei Fori nel 2025
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