Roma, stop al bando per 16 nuovi chioschi in parchi e metro di 10 giorni fa: il Campidoglio ci ripensa?

Roma, un parco della capitale sullo sfondo, in primo piano il sindaco Gualtieri e un chiosco

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Roma, la procedura era partita con l’obiettivo di assegnare 16 aree destinate ai “Punti Ristoro” nel IV Municipio capitolino, piccoli presìdi di somministrazione in zone considerate strategiche: parchi, spazi verdi e alcuni snodi del trasporto pubblico. L’impianto era chiaro: attività senza tavoli e sedie su suolo pubblico, in un equilibrio tra servizio e tutela degli spazi. Poi, a distanza di dieci giorni dalla pubblicazione, è arrivato lo stop: l’avviso è stato annullato dal Campidoglio. Inseriamo lo stop alla fine di questo articolo, in formato scaricabile.

La questione che cambia la partita: il DURC

Il cuore della vicenda è un requisito amministrativo che, nelle procedure pubbliche, pesa più di quanto sembri: la regolarità contributiva, legata al DURC. Nel testo dell’avviso quel requisito era presente e poteva incidere anche sull’ammissione. Successivamente, però, si sarebbe consolidato un quadro normativo che sospende la verifica del DURC, introdotta dalla Regione Lazio, almeno in questo specifico ambito e fino al 31 dicembre 2026. È su questo scarto, tra regole previste e regole effettivamente applicabili, che si è innestata la decisione di fermare tutto.

Non una rettifica: annullamento e ripartenza obbligata

Nella prassi, quando un avviso presenta un passaggio da correggere, si interviene con una rettifica: una modifica puntuale, pubblica, che lascia in piedi il percorso avviato. In questo caso la scelta è stata più drastica: annullamento in autotutela. Tradotto: non si corregge una riga, si cancella l’atto. È una mossa che chiude la porta alle ambiguità, ma impone una riscrittura completa, se si vorrà procedere da capo. E, nel frattempo, le domande già eventualmente consegnate che fine faranno? .

Domande presentate: che fine fanno

Per chi aveva già raccolto documenti e inviato la candidatura, il punto è immediato. L’annullamento comporta che le eventuali istanze presentate non vengano valutate: la procedura precedente è considerata azzerata. Non si parla quindi di integrazioni o di aggiustamenti “in corsa”, ma di una ripartenza che, se e quando avverrà, richiederà una nuova partecipazione. È il passaggio più delicato sul piano politico, perché tocca direttamente aspettative e tempi di cittadini e operatori.

Che cosa succede ora: nuovo avviso, nuove regole

Lo stop non equivale a un “no” definitivo ai chioschi: equivale a un “no” a quel bando. Se l’obiettivo resta portare servizi leggeri in aree verdi e punti di transito, la prossima mossa è una sola: predisporre un nuovo avviso, ma di cui al momento non c’è traccia, coerente con il quadro normativo richiamato negli atti e con requisiti formulati in modo compatibile. Fino a quel momento, l’avviso pubblicato a febbraio resta un capitolo chiuso. La partita, semmai, ricomincerà – se e quando ricomincerà – con un testo nuovo. Se e quando il Campidoglio ci ripenserà.