Roma, stop al trasloco degli ambulanti che tornano nella storica sede: il Tribunale condanna il Campidoglio

Roma, Castro Pretorio, foto generata con AI generica

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Il Comune di Roma ha perso, lo spostamento degli ambulanti a Castro Pretorio, a due passi dalla stazione Termini, salta. Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha bocciato la linea del trasloco a ogni costo varata da palazzo Senatorio a inizio 2025 e dato ragione agli operatori che contestavano da circa un anno la scelta del Campidoglio. Il punto politico, prima ancora che burocratico, è netto: Roma, secondo i magistrati, non ha spiegato fino in fondo perché quel trasferimento dovesse andare avanti. La sentenza porta la data di oggi, 13 marzo.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale, in particolare, ha accolto il ricorso di due ambulanti della rotazione denominata “Battitori e Piazzisti” e ha annullato i provvedimenti con cui Roma aveva disposto il trasferimento coatto delle loro postazioni nel mercato su strada di Castro Pretorio. Nella sentenza il cuore della bocciatura è scritto con chiarezza: i provvedimenti “difettano totalmente di motivazione” sulle ragioni della delocalizzazione.

Tradotto in parole semplici, per i giudici il Campidoglio non ha chiarito davvero perché quei banchi dovessero essere spostati. Non bastano formule vaghe. Non basta parlare in modo generico di sicurezza o di incompatibilità. Serve una spiegazione concreta. E in questo caso, secondo il Tribunale, questa spiegazione non c’è stata.

Il mercato torna nella sede precedente

L’effetto della sentenza è immediato sul piano amministrativo. Il trasferimento verso Castro Pretorio viene cancellato. Gli ambulanti tornano così alla loro precedente collocazione, quella da cui era partito tutto il contenzioso. Il Tar annulla gli atti del gennaio e del marzo 2025 e condanna il Comune di Roma a pagare anche 3mila euro di spese legali.

Per il Campidoglio è un nuovo stop su una vicenda che si trascina da tempo. E che già in passato aveva prodotto altre pronunce sfavorevoli. Prima una decisione era stata annullata per carenza di motivazione. Poi un altro atto era caduto perché non indicava con precisione il nuovo posteggio. Questa volta il Tribunale torna sul punto essenziale: il Comune ha insistito, ma senza sciogliere il nodo vero.

Le contraddizioni del Campidoglio

La sentenza entra anche nel merito politico della vicenda. I giudici osservano che le esigenze temporanee legate ai lavori nell’area si erano ormai esaurite. E mettono nero su bianco un’altra contraddizione pesante: nella zona sono rimaste “varie postazioni del tutto limitrofe” a quella contestata. Se davvero c’erano ragioni di sicurezza così forti, perché altri banchi sono rimasti?

È qui che il ragionamento del Tar diventa molto severo. Il Tribunale parla di motivazione “del tutto oscura” e ricorda che la pubblica amministrazione deve sempre mettere cittadini e operatori economici nella condizione di capire le ragioni delle proprie decisioni. In un passaggio centrale si legge che la motivazione non può ridursi a “mere enunciazioni generiche e non significative”.

Una sconfitta che pesa anche sul piano politico

La sentenza pubblicata oggi pesa anche fuori dalle carte. Perché fotografa un problema politico oltre che amministrativo. La gestione del commercio su strada, in una zona delicata come quella di Termini e Castro Pretorio, avrebbe richiesto una linea chiara, coerente e ben motivata. Invece il Campidoglio esce dalla vicenda con una bocciatura piena.

Il Tar, di fatto, dice al Comune che non può comprimere il lavoro degli ambulanti senza spiegare fino in fondo il perché. E questo messaggio supera il singolo caso. Riguarda il metodo con cui si governa una città complessa come Roma. Riguarda il rapporto tra esigenze urbanistiche, sicurezza e diritti di chi lavora ogni giorno su strada.

Il messaggio ‘politico’ della sentenza

La decisione di oggi non chiude per sempre ogni possibilità di riordino. Ma impone una regola precisa. Se Roma vorrà intervenire ancora, dovrà farlo con atti chiari, coerenti e fondati su ragioni reali. Non con formule ‘vuote’.

Per ora il dato politico e amministrativo resta uno solo: il Campidoglio ha perso, lo spostamento a Castro Pretorio è stato annullato e gli ambulanti tornano nella loro vecchia sede. A Roma, almeno su questa partita, è il Tribunale ad aver riscritto la mappa delle location degli ambulanti in centro.