Roma, strisce blu e multe, ausiliari Atac trasformati in ‘sceriffi spara-multe’. “Romani come bancomat”
Roma, ausiliari Atac trasformati in sceriffi ‘spara-multe’: l’ultima miccia politica in Campidoglio si è accesa attorno alla proposta n. 247, collegata alla delibera di Giunta del 12 dicembre 2025, con cui l’amministrazione Gualtieri mette nero su bianco l’indirizzo per l’affidamento “in house” ad Atac dei cosiddetti servizi complementari al trasporto pubblico. È qui che nasce lo scontro: secondo Santori (Lega), il rafforzamento del ruolo degli ausiliari del traffico rischia di diventare l’anticamera di un sistema di controlli diffuso e costante, più orientato all’incasso che a un vero governo della mobilità. E in una città già sotto pressione, la percezione conta quanto gli atti.
Che cosa sono i “servizi complementari” e perché contano
Dietro la formula burocratica, i servizi complementari hanno un volto concreto: sosta tariffata (strisce blu), gestione dei parcheggi di scambio e attività che ruotano attorno all’accessibilità urbana. È un pezzo strategico della mobilità quotidiana, perché tocca l’esperienza di chi entra, esce, lavora, consegna merci, accompagna i figli, prova a parcheggiare. Il nodo non è soltanto chi gestisce, ma con quale missione: far funzionare la città, oppure trasformare la sosta in un rubinetto permanente di entrate. Ed è su questo confine sottile che la politica si incendia.
Il tema ausiliari: poteri limitati, percezione esplosiva
Gli ausiliari non sono agenti della Polizia Locale, ma possono avere compiti di accertamento legati alla sosta e ai servizi connessi. Il punto, però, non è solo giuridico: è soprattutto sociale e politico. Quando la città vede aumentare gli occhi sul territorio, il cittadino medio non distingue competenze e perimetri: percepisce “più controlli uguale più multe”. E allora ogni scelta organizzativa diventa una questione di fiducia. Roma, in questo momento, è un terreno fragile: basta poco perché una misura amministrativa venga letta come un salto di qualità nella “città punitiva”.
Strisce blu e caos urbano: la sosta come campo di battaglia
La polemica si innesta su un nervo già scoperto: la riorganizzazione della sosta e l’idea — reale o percepita — che gli stalli diminuiscano mentre le regole si moltiplicano. La sosta, a Roma, non è solo una questione di ordine urbano: è identità, abitudine, sopravvivenza quotidiana. Qui l’amministrazione rivendica una logica di rotazione e vivibilità; l’opposizione ribatte che si colpiscono soprattutto pendolari, lavoratori, famiglie e piccoli commerci. In mezzo, una domanda semplice: il trasporto pubblico è davvero in grado di assorbire il traffico che si vuole scoraggiare?
Autovelox, liste virali e ansia da “controllo automatico”
A rendere tutto più elettrico contribuisce l’eco, amplificata sui social e nelle chat, di elenchi di nuovi autovelox e controlli automatici sulle grandi arterie. In parte è un tema reale, in parte è un fenomeno di comunicazione: basta una lista “girata” per trasformare l’ansia individuale in certezza collettiva. È il sintomo di un rapporto deteriorato tra cittadini e istituzioni: quando manca una narrazione trasparente e costante, lo spazio lo occupano rumor, indignazione e propaganda. E la mobilità diventa l’arena perfetta: tocca tutti, ogni giorno, e produce reazioni immediate.
L’affondo di Santori (Lega): “bancomat” e richiesta di “sicurezza vera”
È qui che entra l’affondo politico di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina: “No agli sceriffi della sosta, no alla città delle multe”. La sua accusa è diretta: una Giunta che, invece di rafforzare la sicurezza e il presidio del territorio, userebbe la mobilità per “fare cassa” e trasformare i romani in un “bancomat”. Santori chiede un salto di qualità opposto: più Polizia Locale in strada, reparti specializzati, dotazioni adeguate, strumenti operativi moderni. E soprattutto una svolta culturale: meno approccio punitivo, più governo reale del degrado e dell’illegalità.
Il vero terreno di scontro: soldi, fiducia e credibilità amministrativa
La partita, in realtà, non si gioca solo sugli ausiliari. Si gioca su tre parole: fiducia, trasparenza, obiettivi. Se l’obiettivo è rendere la città più ordinata, serve dimostrare che i controlli sono parte di una strategia che migliora la vita urbana e non un moltiplicatore di entrate. Se l’obiettivo è aumentare le entrate, bisogna dirlo chiaramente e assumersene la responsabilità politica. Nel mezzo resta Roma: una capitale che chiede trasporto pubblico affidabile, parcheggi razionali, regole comprensibili e sicurezza percepita. Se la risposta è solo un aumento della pressione sanzionatoria, lo scontro non potrà che crescere.
