Roma, “super ZTL” dal 15 gennaio: il centro diventa Zona 30, confini riscritti (telecamere pronte)
Roma, dal 15 gennaio nel centro storico non cambia solo un cartello: cambia il passo della città. Nella ZTL del centro entra in vigore la Zona 30 generalizzata, con una regola semplice e rigidissima: 30 km/h ovunque, senza eccezioni “per le strade larghe”. La novità non riguarda solo qualche via simbolica, ma l’impostazione complessiva: chi entra in ZTL entra automaticamente anche nella Zona 30. E non è una sfumatura: significa modificare abitudini, tempi di percorrenza, carichi e scarichi, e soprattutto il modo in cui Roma decide di vivere il suo centro.
Non è solo sicurezza: è una scelta politica sul modello di città
Il Campidoglio la presenta come svolta di civiltà urbana: rallentare per ridurre incidenti, rumore e caos, e “restituire” il centro a pedoni e mobilità dolce. Dietro la formula, però, c’è una scelta politica più netta: dire che la Roma “a misura d’auto” non regge più, e che la priorità va spostata verso una città più controllata, più ordinata, più “turistica” nel senso pieno del termine. È qui che si gioca il consenso: tra chi vede una capitale finalmente moderna e chi teme l’ennesima stretta calata dall’alto.
ZTL ridisegnata: si ricuciono i confini e si chiudono le “zone grigie”
Dal 15 gennaio, insieme alla Zona 30, scatta anche la nuova perimetrazione della ZTL Centro Storico, riscritta di nuovo dalla Giunta. L’obiettivo dichiarato è eliminare le anomalie e i “buchi” che rendevano la ZTL un sistema a macchie: tratti non monitorati, varchi posizionati in modo discutibile, aree pedonalizzate rimaste fuori sulla carta. Tradotto: meno scappatoie, meno attraversamenti “furbi”, più coerenza tra le promesse politiche e la realtà su strada.
Le 52 strade “di confine”: il bordo resta fuori, dentro cambia tutto
Il perimetro viene raccontato con un dato che pesa: 52 tra strade e piazze fanno da cintura esterna. È un elenco lungo, che attraversa Flaminio–Repubblica, l’area Viminale–Colosseo, il tratto sud verso Circo Massimo e Ghetto, fino alla dorsale dei lungotevere e alla zona Ripetta–Flaminio. Non serve impararle a memoria: il punto politico è che il centro viene trattato come un’area unica, più facile da far rispettare e più difficile da aggirare. È una scelta che cambia la geografia della quotidianità: per residenti, lavoratori, commercianti e taxi.
Varchi e controlli: la stretta contro l’attraversamento “di comodo”
Dentro lo stesso pacchetto che parte dal 15 gennaio c’è la partita più sensibile: i controlli. L’idea è rafforzare la rete dei varchi non solo in ingresso, ma anche in uscita, per misurare meglio flussi, tempi di permanenza e utilizzo dei permessi. È qui che la ZTL smette di essere solo “regolamento” e diventa infrastruttura di governo: se misuri tutto, puoi far rispettare tutto. Ma proprio per questo cresce l’attesa su trasparenza e chiarezza: numeri, posizionamenti, regole leggibili, non comunicati vaghi.
Retroscena politico: assenze, uscite di scena e una città che cambia lo stesso
Sul voto in Giunta, nel racconto politico circola un dettaglio che dice molto del clima: al momento decisivo, il sindaco non risulterebbe fisicamente in sala, con la seduta presieduta da un’assessora; e un altro assessore, collegato da remoto, avrebbe lasciato prima della chiusura del punto. È cronaca di Palazzo, ma non è irrilevante: una decisione che cambia il cuore di Roma viene percepita come “gestita” più che condivisa. E a Roma, quando la forma sembra debole, il merito fatica a imporsi, anche se l’obiettivo è legittimo.
Il rischio “pedaggio sociale”: senza alternative, la città si spacca
La verità è che la ZTL, da anni, è anche un meccanismo di consenso: promette ordine, ma può produrre esclusione. Se dal 15 gennaio si stringono i vincoli (limite unico, perimetro più netto, controlli più serrati), allora servono anche contromosse credibili: trasporto pubblico che regga davvero, logistica per il commercio già sotto pressione tra cantieri e lavori, permessi più chiari e modulati, comunicazione semplice e non punitiva. Altrimenti la ZTL rischia di somigliare a un filtro sociale: dentro chi può, fuori chi si arrangia. E una capitale non può diventare un centro storico “off limits” senza pagare un prezzo politico.