Roma, test urgenti sugli alberi del Lungotevere, ma resta il nodo Trasparenza, i cittadini: “Documenti ancora introvabili”


Contenuti dell'articolo

Roma, sul Lungotevere le verifiche tecniche e agronomiche sugli alberi partite il 16 marzo scorso proseguiranno e andranno avanti fino al 3 aprile, quindi a ridosso di Pasqua. La proroga del Campidoglio ha esteso il ‘cantiere’ e le limitazioni a sosta e circolazione “nei tratti in cui devono essere eseguite le lavorazioni”. Il Comune, però, non indica nell’atto quanti alberi siano coinvolti: parla genericamente di “essenze arboree”.

Il tratto interessato, per questi 5 giorni di test extra, è il Lungotevere Testaccio, cioè la strada che nei dati toponomastici di Roma va da piazza dell’Emporio a largo Giovanni Battista Marzi. Ma anche qui resta una zona grigia: il perimetro generale è noto, i punti esatti dei controlli no.

Il numero degli alberi resta senza volto

Ed è proprio qui che il caso, ancora una volta, diventa politico. Perché un conto è dire ai romani che si faranno verifiche di stabilità. Un altro è spiegare su quali alberi, con quali esiti, con quale scala di rischio e con quali alternative all’eventuale abbattimento.

Nel documento allegato non c’è il numero delle piante che verranno controllate, non c’è una scheda pubblica, albero per albero, e non c’è una relazione tecnica allegata accessibile al lettore comune. C’è solo il dato amministrativo: i lavori stradali proseguono, come se si trattasse di normale viabilità o di un cantiere per la rottura di un tubo. È il classico linguaggio da ufficio che mette in sicurezza il cantiere, ma non scioglie il dubbio pubblico sul verde.

Il vero nodo è la Trasparenza

Il punto più delicato è questo. Il Regolamento del Verde di Roma prevede espressamente che gli interventi programmati di abbattimento, potatura e reimpianto di alberi o di loro parti significative devono essere comunicati ai cittadini con avviso pubblico e motivazioni rese accessibili sul sito internet comunale in una “apposita sezione” (Dipartimento Tutela Ambientale), almeno dieci giorni prima. Lo stesso regolamento richiama inoltre il diritto dei cittadini a essere informati sugli interventi significativi sul verde urbano.

Il problema è che tra la regola e la percezione reale si è aperto un vuoto politico. Il Campidoglio pubblica calendari dei lavori e alcuni avvisi, ma in diversi casi la formula usata è disarmante: “Tutto il materiale informativo di dettaglio è presente agli atti di questo Dipartimento Tutela Ambientale”. In realtà, la sottosezione ‘Abbattimento Alberi’ è sparita dal sito da mesi, come sottolineato da cittadini, associazioni e comitati già più volte, e nessuno l’ha più ripristinata. Tradotto: le informazioni esistono, ma non sono davvero a portata di cittadino. E in una stagione di abbattimenti contestati e di alberi che crollano, questa non è una sfumatura. È il cuore del problema.

Roma, nel sito internet manca la sottosezione Abbattimento alberi, 28 marzo 2026 – www.7colli.it

Il dossier alberi è diventato una mina politica

Nelle ultime settimane e mesi il tema alberi è diventato incandescente a Roma perché non riguarda più solo il verde. Riguarda il rapporto fra amministrazione e città. Il Campidoglio rivendica pianificazione, nuovi protocolli tecnici e un Piano del Verde che “inizia a prendere forma” con il coinvolgimento dei Municipi e dei cittadini. Sul piano politico, però, la fiducia non si costruisce con i comunicati. Si costruisce mostrando le carte, una per una, quando le decisioni toccano pezzi visibili e simbolici del paesaggio urbano.

In altre parole: i cittadini non stanno discutendo se gli alberi vadano controllati. Questo è ovvio. Ma stanno discutendo come vengono motivate le scelte di abbattimento, dal punto di vista tecnico, e quanto possono verificarle, esattamente come previsto dal regolamento comunale del Verde. Perché quando una relazione agronomica resta di fatto confinata negli atti interni, nelle sole stanze del potere capitolino, il sospetto politico cresce. E quando cresce il sospetto, ogni abbattimento diventa una battaglia.

La Procura pesa su ogni scelta

Su tutto questo grava poi l’ombra giudiziaria. La Procura di Roma ha acceso da mesi i riflettori sulla gestione del patrimonio arboreo: l’inchiesta sui crolli ha ricostruito 614 episodi di caduta di alberi o rami tra maggio 2023 e marzo 2024, con 23 indagati tra dirigenti, tecnici e imprese, e a gennaio 2026 la maxi indagine è arrivata a una fase decisiva con la richiesta di processo e l’udienza preliminare attesa in primavera.

È dentro questa pressione che vanno lette anche le prove sul Lungotevere Testaccio. Certo, servono alla sicurezza. Ma servono anche a un’amministrazione che oggi sa di non potersi permettere altri buchi, altri ritardi, altre zone d’ombra.

Sicurezza sì, ma senza cittadini al buio

Il paradosso romano è questo. Da una parte il Comune moltiplica controlli, protocolli e cantieri sul verde. Dall’altra continua a non sciogliere fino in fondo il nodo più semplice: rendere leggibili e accessibili le motivazioni tecniche che stanno dietro alle decisioni che giustificano ogni abbattimento.

Sul Lungotevere Testaccio, fino al 3 aprile, si continuerà a lavorare. Ma la domanda politica non cambia: Roma sta mettendo in sicurezza gli alberi oppure sta chiedendo ai cittadini un atto di ‘fede’? In una città normale, prove di stabilità e trasparenza dovrebbero camminare insieme. A Roma, invece, ancora una volta, arrivano prima i divieti di sosta delle risposte.