Roma toglie piazza dei Coronari al famoso hotel-ristorante, schiaffo del Tribunale al Campidoglio: “Quali sono questi lavori del Giubileo?”

Roma, il centro storico di piazza Coronari e dintorni, foto Google Maps, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assess

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Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha annullato lo stop con cui a marzo scorso il Comune di Roma aveva imposto alla società P. C. (titolare di un hotel con ristorante) di liberare l’occupazione di suolo pubblico in piazza dei Coronari e rimuovere ogni ingombro entro una sola settimana causa lavori giubilari. Il Campidoglio aveva giustificato il provvedimento d’urgenza sulla base di un opera pro-Giubileo, la numero 67. Ma per i giudici del Tar del Lazio “Il provvedimento (del comune di Roma, ndr) non esplicita – così scrivono i giudici in sentenza – se non in termini vaghi e scarsamente intellegibili, le caratteristiche dei lavori previsti dal programma giubilare n. 67. Né perché, tale progetto giubilare, imponga necessariamente la perdita integrale dell’occupazione già assentita in favore della parte ricorrente”, ossia del famoso hote-ristorante. La sentenza del Tar del Lazio è stata pubblicata oggi, 7 gennaio 2026.

Il nodo: “futuro assetto della piazza” non è una motivazione

Nella sostanza, i giudici contestano al Comune di Roma un vizio che, tradotto fuori dal gergo, suona così: non basta dire “Cambieremo la piazza dei Coronari per il Giubileo, quindi devi andartene perchè lo decidiamo noi, in Campidoglio”, per cancellare un’autorizzazione già concessa.

La revoca richiamava un “futuro assetto” della piazza con carreggiata ridotta a soli 6 metri e doppio senso. Ma senza indicare i tempi di realizzazione. Senza descrivere davvero le caratteristiche dei lavori e del progetto. E soprattutto senza spiegare perché quel progetto renderebbe “impossibile” – così sostiene il Campidoglio – mantenere l’occupazione di suolo pubblico già autorizzata, anche solo parziale.

Che succede adesso: partita riaperta e precedentone per il centro

Effetto immediato: cade l’ordine-lampo di rimozione del Comune di Roma che si era abbattuto come una tegola sulla testa dell’attività ricettiva-ristorativa e si riapre l’intera partita. Il TAR, però, non “regala” la piazza a nessuno. Lascia esplicitamente al Campidoglio il potere di rideterminarsi. Ma imponendo condizioni politicamente pesanti—ossia di rispettare le garanzie partecipative. Ascoltare le osservazioni del privato. Poi dopo riscrivere nero su bianco una motivazione comprensibile e verificabile, con un nesso chiaro tra interesse pubblico e sacrificio richiesto all’attività.

Giubileo e cantieri: perché Piazza dei Coronari diventa un caso politico

Nel provvedimento del Comune di Roma e nella ricostruzione del TAR compare il richiamo a un intervento collegato al programma giubilare. Lavori sullo spazio urbano, con l’idea di ridisegnare carreggiate e fruizione. Il punto, però, è proprio qui. Quando si invoca il “Giubileo” come grimaldello, bisogna poi dimostrare concretamente che cosa si farà, dove, quando e con quale impatto. Se mancano questi elementi, la formula “lo impone il cantiere deciso dal campidoglio” rischia di diventare un’etichetta buona per qualsiasi stretta, anche irragionevole.

Il messaggio politico al Campidoglio: decoro sì, ma con trasparenza

Dietro la vicenda c’è la tensione che Roma si trascina da anni: decoro urbano, sicurezza e flussi turistici contro la spinta economica di bar, ristoranti e hotel che, anche grazie ai dehors, hanno tenuto in piedi pezzi di città. Il TAR non entra nel merito “tavolini sì/tavolini no”, ma manda un segnale di metodo: quando si governa lo spazio pubblico, serve un patto chiaro e motivazioni solide, non scorciatoie. La città può cambiare, ma deve farlo con atti leggibili e con scelte difendibili.

Contesto: la stretta sulle OSP e la fine dell’era “tolleranza diffusa”

Il caso Coronari esplode mentre Roma sta provando a rimettere ordine alle occupazioni di suolo pubblico, dopo anni di stratificazioni, deroghe e conflitti tra residenti, operatori e amministrazione. Con la fine del Giubileo, la gestione dello spazio diventa ancora più sensibile: ogni cantiere che si trascina è un tema di sicurezza, mobilità e immagine internazionale, ma ogni revoca è anche un tema di lavoro, investimenti e tenuta economica del centro storico. La sentenza, in questo senso, è un avvertimento: governare la trasformazione post cantieri infiniti del Giubileo si può—ma non “a colpi di carta”, ma di vera Trasparenza.