Roma, trattori sull’Aurelia, dopo la firma UE-Mercosur via al presidio: e questa volta potrebbe durare tanto
Roma, la scintilla è recente e politica: dopo anni di negoziati, l’accordo tra Unione Europea e Mercosur è tornato al centro del dibattito, e nelle campagne italiane viene letto come una possibile svolta negativa. Per molti agricoltori, infatti, il “libero scambio” rischia di tradursi in una concorrenza ancora più dura su prezzi e volumi, con l’aggravante di standard produttivi percepiti come non sempre comparabili. È su questa linea che oggi, lunedì 19 gennaio, riparte la protesta dei trattori a Roma: non una passerella, ma un messaggio diretto alle istituzioni.
Dove e cosa sta succedendo: presidio al km 29, senza paralizzare il traffico
Dalla mattina una rappresentanza di agricoltori dei territori di Fiumicino, Cerveteri e Anguillara si è radunata lungo la via Aurelia, al chilometro 29, nel tratto compreso tra Torrimpietra e Granaretto, nei pressi del bivio per Bracciano e Tagliatella. La scelta della consolare non è casuale: è un’arteria simbolica, visibile e strategica, ma al momento il presidio è impostato con un profilo controllato. Nessuna serrata totale, nessun blocco dichiarato: l’obiettivo, almeno per ora, è far pesare la presenza senza generare caos immediato.
La mossa in più: maxi tenda e assemblee, il presidio diventa “quartier generale”
Non ci sono soltanto i trattori. Lungo il margine della consolare sta prendendo forma una maxi tenda, pensata come spazio per incontri e assemblee. Il presidio, nelle intenzioni, vuole trasformarsi in una base stabile: un luogo dove confrontarsi, coordinare le decisioni e ospitare colleghi che potrebbero arrivare anche da fuori zona. La prima assemblea è prevista già in serata. È un dettaglio che cambia la fotografia dell’iniziativa: non una protesta estemporanea, ma un tentativo di strutturare il dissenso con tempi, modalità e obiettivi chiari.
Un déjà-vu che pesa: qui già le proteste del 2024 e del 2025
Il punto scelto è lo stesso che aveva ospitato analoghe mobilitazioni a febbraio 2024 e a gennaio 2025. Torrimpietra, di fatto, è diventata un epicentro ricorrente del malessere agricolo a nord di Roma e nell’area di Fiumicino. La continuità non è un caso: negli ultimi anni molte imprese agricole denunciano un equilibrio economico sempre più fragile. Tra costi di produzione cresciuti, margini ridotti e filiere spesso sbilanciate, la sensazione diffusa è quella di una sopravvivenza più che di un’attività sostenibile.
Il bersaglio grosso: “concorrenza sleale” e costi diventati insostenibili
Il cuore della protesta è esplicito: difendere l’agricoltura italiana dalle ricadute di accordi commerciali che, secondo i manifestanti, rischiano di “normalizzare” sul mercato prodotti che non portano gli stessi vincoli ambientali, sanitari e amministrativi. Il tema è tecnico solo in apparenza, perché poi si traduce in una questione molto concreta: prezzo. Se entrano sul mercato merci che costano meno, il produttore locale teme di dover abbassare ulteriormente il valore riconosciuto al proprio lavoro, senza però poter ridurre proporzionalmente i costi. Ed è qui che nasce l’accusa di concorrenza sleale: non tanto per la qualità in sé, ma per il diverso “peso” delle regole.
Non è solo economia: è una frattura politica e sociale
Questa protesta romana si inserisce in un clima europeo teso, dove l’agricoltura è diventata un tema sensibile anche sul piano politico. Il settore non è più percepito come una nicchia: è una frontiera che incrocia sovranità alimentare, transizione ecologica, sicurezza delle filiere e tenuta dei territori. Quando l’agricoltura perde redditività, infatti, non si spegne solo un’azienda: si indebolisce un pezzo di presidio ambientale, si riduce manutenzione del suolo, si spopolano aree rurali e si rompe il legame tra città e campagne.
Cosa chiedono davvero gli agricoltori: regole uguali e prezzi sostenibili
Al netto degli slogan, le richieste ruotano intorno a due concetti: reciprocità e dignità economica. Reciprocità significa “stesse regole per tutti” nei mercati europei, non solo sulla carta ma nella pratica dei controlli e delle certificazioni. Dignità economica significa poter lavorare con un margine reale, non con un prezzo che copre a malapena i costi. Molti produttori chiedono anche più attenzione alla distribuzione del valore lungo la filiera: il consumatore paga, ma il produttore spesso incassa poco, e quella distanza alimenta frustrazione e sfiducia.
Le prossime ore: assemblee e possibile effetto domino
Ora la partita si gioca su durata e adesioni. Il presidio, con la maxi tenda, sembra progettato per reggere nel tempo e diventare un punto di riferimento logistico. Se nelle prossime ore arriveranno altre adesioni, la protesta potrebbe rafforzarsi e allargarsi, con un effetto domino anche su altri territori. Per il momento il messaggio è chiaro: la mobilitazione non vuole essere solo una protesta contro un accordo, ma una richiesta di attenzione strutturale. Tradotto: non basta rassicurare. Servono risposte che tengano insieme competitività, regole e futuro di un comparto strategico.