Roma travolta dall’Inter: il 5-2 di San Siro fa tremare la corsa Champions
L’Inter non ha semplicemente battuto la Roma: l’ha travolta, l’ha scomposta, l’ha costretta a inseguire la partita quasi dal primo respiro. Il 5-2 di San Siro racconta una superiorità netta dei nerazzurri, capaci di colpire subito con Lautaro Martinez e poi di allungare con una ferocia quasi chirurgica. Per la squadra di Cristian Chivu è una vittoria pesantissima nella corsa scudetto; per la Roma di Gian Piero Gasperini è invece una frenata durissima, di quelle che lasciano scorie tecniche e psicologiche.
Il lampo di Lautaro e l’illusione giallorossa
La partita si è messa subito sui binari interisti: appena un minuto e Lautaro, appena rientrato dopo l’infortunio, ha già timbrato il cartellino, finalizzando l’azione costruita da Thuram su filtrante di Akanji. La Roma ha vacillato, poi ha avuto il merito di rientrare nel match con il colpo di testa di Mancini al 40’. Sembrava il segnale di una possibile svolta, e invece è stato soltanto un intermezzo, perché nel recupero del primo tempo Çalhanoglu ha rimesso le cose a posto con una perla da lontano.
La ripresa è stata un’esecuzione
Il secondo tempo ha avuto un solo padrone. Al 52’ Lautaro ha firmato la doppietta, al 55’ Thuram ha trasformato in oro l’ennesima serata da uomo ovunque, e al 63’ Barella ha chiuso il conto con il gol del 5-1. In undici minuti, l’Inter ha demolito la resistenza giallorossa. Il sigillo di Pellegrini al 70’ è servito solo ad alleggerire il passivo. Il dato più duro, per la Roma, non è soltanto il punteggio: è la sensazione di impotenza lasciata nella fase in cui la gara si è incendiata davvero.
Perché la Roma ha perso così male
La Roma ha pagato soprattutto due peccati capitali: la fragilità nelle transizioni e la difficoltà a contenere l’ampiezza interista. Quando l’Inter ha accelerato, i giallorossi sono andati fuori giri. Thuram ha dominato fisicamente, Dumfries e Dimarco hanno spinto ai lati, Lautaro ha attaccato con il cinismo del grande centravanti. La squadra di Gasperini ha avuto momenti discreti, soprattutto nel finale del primo tempo, ma non è mai sembrata davvero in controllo. Troppi spazi concessi, troppe letture sbagliate, troppa differenza di ritmo.
Una sconfitta che pesa anche in classifica
La mazzata si riflette immediatamente sulla classifica. Dopo 31 giornate, l’Inter sale a 72 punti e allunga in vetta; la Roma resta a 54 punti in 31 partite, al 6° posto. Davanti ai giallorossi ci sono anche Como a 57 e Juventus a 54 ma con una gara in meno, mentre Milan e Napoli, rispettivamente a 63 e 62, devono ancora giocare lo scontro diretto del 6 aprile. Tradotto: il margine per la Champions non è evaporato, ma si è fatto molto più stretto e molto più scivoloso.
Il momento della Roma: rendimento a strappi
Lo stato di forma attuale della Roma è quello di una squadra irrisolta. Le ultime partite di campionato raccontano un andamento discontinuo: pari con Napoli e Juventus, vittorie con Cremonese e Lecce, sconfitte con Genoa, Como e adesso Inter. Facendo i conti, fanno 8 punti nelle ultime 7 giornate, troppo pochi per blindare il quarto posto. Alla vigilia, lo stesso Gasperini aveva detto che la squadra aveva giocato bene contro Juventus, Milan, Bologna e Napoli, indicando solo la settimana di Genoa e Como come vero passaggio negativo. Dopo San Siro, però, quella lista va aggiornata.
Anche le assenze hanno inciso, ma non spiegano tutto
Gasperini aveva recuperato Soulé, ma alla vigilia aveva anche chiarito che Wesley e Koné non erano disponibili. Sono dettagli che incidono, perché tolgono alternative e gamba alla Roma, soprattutto contro una squadra che vive di ritmo e aggressione. Ma sarebbe troppo comodo fermarsi all’infermeria. Il vero problema visto a San Siro è stato collettivo: la Roma è sembrata meno pronta nell’interpretazione dei momenti, meno feroce nei duelli, meno lucida nella gestione emotiva della partita. Ed è questo che preoccupa più delle assenze.
Il calendario non concede tregua
Adesso arriva il punto più delicato: reagire subito. Il calendario giallorosso propone Pisa il 10 aprile, poi Atalanta il 18, Bologna il 25 e Fiorentina il 3 maggio. È un tratto di stagione che può ancora riaprire tutto oppure chiudere definitivamente la corsa Champions. La Roma resta viva, ma non può più permettersi serate come questa. A San Siro ha perso punti, credibilità difensiva e un pezzo di tranquillità. E quando mancano sette giornate, ogni crepa rischia di diventare voragine.