Roma, tutti gli eventi del weekend 5–8 febbraio: Vanessa Incontrada e Gabriele Lavia guidano la “corsa” tra teatri e concerti

Vanessa Incontrada

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Dal 5 all’8 febbraio Roma si trasforma in una mappa fittissima: commedia pop e teatro d’autore, grande classica, performance contemporanee, lezioni “da auditorium” e perfino aperture straordinarie che svelano una città meno ovvia—il tutto concentrato in un’unica, compatta agenda culturale.

Teatro di richiamo: quando il cartellone diventa notizia

Il termometro del weekend sale soprattutto in platea. Al Teatro Sistina, la commedia sentimentale “Ti sposo ma non troppo” punta sulla chimica tra volti noti e quotidianità riconoscibili: tradimenti, seconde possibilità, appuntamenti digitali, fragilità che si mascherano da ironia. Poco distante, al Teatro Argentina, cambia completamente la temperatura emotiva: “Lungo viaggio verso la notte”, dal testo di Eugene O’Neill, è una discesa negli abissi familiari, senza sconti né consolazioni.

Santa Cecilia: il weekend “colto” che resta in testa

Se l’idea è un fine settimana con densità musicale, il cuore batte all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, negli spazi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Il violoncello di Ettore Pagano—profilo già premiato e in piena ascesa—diventa il perno di tre serate consecutive (5, 6 e 7 febbraio), con la direzione di Lorenzo Viotti. Non è solo “concerto”: il 6 febbraio l’incontro di approfondimento offre anche una chiave d’ascolto, utile a chi vuole capire come e perché certi brani funzionano.

Danza e grande macchina scenica: l’Opera mette in campo il “classico”

La danza risponde con un titolo che è quasi un test di resistenza per qualsiasi compagnia: La Bayadère, firmato Marius Petipa, arriva fino all’8 febbraio al Teatro dell’Opera di Roma. Qui la rilettura punta sulla dimensione epica e sul lavoro “dietro le quinte”: cambi scena, masse corali, precisione di corpo di ballo. In un’epoca di fruizioni rapide, è anche un promemoria: lo spettacolo dal vivo, quando è grande, è un’infrastruttura artistica—non un contenuto da scorrere.

Tra mixology e palcoscenico: quando la scena cambia linguaggio

La sorpresa più trasversale sta nello slittamento dei codici: allo Spazio Diamante torna Patrick Pistolesi con “Dio c’è”, progetto che incrocia teatro e immaginario beckettiano senza limitarsi alla citazione. È un format ibrido, che funziona proprio perché non chiede allo spettatore di scegliere tra cultura “alta” e intrattenimento: chiede attenzione. Sul fronte dell’arte contemporanea, al MACRO la performance di Alvin Curran spinge ancora più avanti: suono e gesto come evento, più che come repertorio.

Lezioni e planetario: cultura come esperienza, non come elenco

Per un pubblico che ama capire (non solo “andare”), tornano le lezioni dal vivo: lo storico Alessandro Vanoli porta il focus su Istanbul 1453, mentre Pietro Zander accompagna dentro i tesori di San Pietro: due appuntamenti che trasformano l’auditorium in una palestra critica. E quando si vuole cambiare prospettiva letteralmente, il Planetario di Roma propone serate dedicate all’aurora boreale e al cielo “degli innamorati”: divulgazione, sì, ma con una regia emotiva pensata per chi non si accontenta della didascalia.

Aperture straordinarie: la Roma che non si vede (ma si può visitare)

Infine, il capitolo perfetto per chi è allergico ai percorsi standard: le Passeggiate Romane puntano su luoghi che raramente entrano nel giro turistico. L’apertura della Porta del Popolo riattiva un pezzo di città “di soglia”, mentre il Ninfeo degli Annibaldi racconta una Roma sotterranea, domestica, aristocratica. E l’8 febbraio il Sepolcreto Ostiense rimette al centro la stratificazione urbana: non una cartolina, ma una biografia di pietra.

Se l’obiettivo è scegliere bene (e non inseguire tutto), la regola è semplice: un grande palco, un ascolto “alto”, una deviazione contemporanea e una visita speciale. Roma, quando concentra così tanta qualità in pochi giorni, non chiede fretta: chiede criteri.