Roma, una maxi vasca anti-allagamenti da 37 ettari per ‘salvare’ il Municipio X: costi, tempi e quartieri coinvolti

Roma, l'area del X Municipio interessata dalla nuova maxi vasca, foto Google Maps

Contenuti dell'articolo

Roma, la notizia più recente è il passaggio da dossier tecnico a scelta politica: dopo il via libera in Campidoglio varato a fine 2025 e l’iter amministrativo che recepisce il cofinanziamento regionale, la “cassa di espansione” sul Canale Palocco entra nella fase operativa. In concreto: 10 milioni di euro sbloccati dalla Regione Lazio, dentro la programmazione FESR 2021–2027, e un progetto da quasi 30 milioni complessivi che punta a ridurre gli allagamenti cronici tra Infernetto, Madonnetta e Casal Palocco.

La partita dei fondi europei: soldi sì, ma con condizioni

Qui il punto politico è semplice: i fondi europei non sono un assegno in bianco. La Regione parla apertamente di “impiego virtuoso” delle risorse PR FESR e collega l’opera alla resilienza climatica e alla protezione dei quartieri più esposti. Ma in cambio chiede tempi certi, rendicontazioni puntuali e una macchina amministrativa capace di reggere controlli e scadenze, perché l’Europa misura i risultati e non le intenzioni.

Una maxi vasca (circa 35 ettari) per un problema diventato strutturale

Il progetto ruota attorno a un’opera “semplice da capire”: una grande area di laminazione (cioè di raccolta delle acque) che trattiene l’acqua nelle piene e abbassa il picco che finisce nei tratti urbanizzati. La Regione quantifica: volume utile 277 mila metri cubi, area complessiva circa 35 ettari-37 ettari, l’equivalente di circa 70 campi di calcio di serie A, capacità di gestire eventi con tempo di ritorno fino a 200 anni. Non è solo un cantiere: è una risposta a un rischio che, nel quadrante sud-ovest, non viene più trattato come episodio ma come normalità da governare.

Roma–Regione, collaborazione (e rivendicazioni) sulla sicurezza

La narrazione istituzionale è quella della cooperazione: da un lato il Campidoglio parla di intervento “atteso da anni” e strategico per la sicurezza idraulica. Dall’altro la Regione rivendica lo stanziamento come supporto al Comune e come parte di una linea di interventi nel Municipio X. I

l dato politico, però, è la posta in gioco: chi governa vuole trasformare un tema che brucia nei territori—alluvioni, danni, paura—in una prova di capacità amministrativa. E l’opera diventa inevitabilmente anche terreno di consenso.

Tempi e cantieri: l’obiettivo 2028, con il “tagliando” 2026/27

Sui tempi, il cronoprogramma racconta un’altra verità politica: la gente giudicherà dai cantieri, non dai comunicati. Le stime circolate indicano avvio lavori tra fine 2026 e inizio 2027, con un finanziamento complessivo che mette insieme 10 milioni regionali e oltre 19 comunali.

Il traguardo più delicato è il 2028 per chiudere la parte finanziata e non perdere la corsa europea; poi resta il completamento complessivo con risorse di Roma. È qui che si misurerà la tenuta della filiera pubblica.

Perché adesso: allagamenti, manutenzione e la pressione del territorio

Il contesto non è teorico. Nel tempo il quadrante ha vissuto episodi di allagamento e criticità che tornano a ogni stagione di piogge intense: la cronaca recente ha documentato disagi e strade finite sott’acqua, mentre comitati e residenti hanno spesso puntato il dito su manutenzioni insufficienti e alvei ostruiti. Anche i consorzi di bonifica hanno programmato e comunicato interventi di pulizia e spurgo in vari tratti, segno che la gestione ordinaria, da sola, non basta più. La cassa di espansione nasce esattamente per questo salto di scala.