Roma, via Gela “terra di nessuno”: Piano parcheggi bloccato e sicurezza in bilico nel Municipio VII
Roma, a Via Gela, nel cuore del Municipio VII, un’area rimasta impigliata nello stallo burocratico di un PUP – lo strumento con cui Roma (e altri Comuni) programma e autorizza la realizzazione di parcheggi, spesso interrati o multipiano, per aumentare la sosta disponibile nei quartieri e ridurre la pressione delle auto su strada – si è trasformata in un problema quotidiano per residenti e attività commerciali. Là dove dovrebbe esserci una destinazione chiara, oggi c’è un vuoto: uno spazio senza regole, senza gestione, senza un indirizzo politico riconoscibile. E quando le istituzioni arretrano, la città si organizza da sola—non sempre nel modo migliore.
Notti di musica e fuochi davanti alle case
Il racconto che arriva dal quartiere è quello di una convivenza diventata difficile. Gruppi di ragazzi, spiegano i consiglieri Francesco Carpano e Giovanni Cedrone, si ritrovano nell’area per feste improvvisate, serate musicali e, talvolta, fuochi d’artificio. Scene che, al di là delle intenzioni, finiscono per pesare su interi isolati: famiglie che non dormono, esercenti che chiudono con l’ansia di trovare danni o rifiuti, cittadini che si sentono spettatori “inermi” di un copione sempre uguale.
L’interrogazione e la commissione: il Municipio chiede conto
Carpano e Cedrone hanno annunciato un’interrogazione per capire “dove sta il nodo” del PUP e hanno richiesto una commissione dedicata, che dovrebbe essere convocata a breve. La linea politica è netta: non basta registrare il disagio, serve sciogliere la matassa amministrativa che tiene l’area sospesa. “Il Comune di Roma non sta facendo la sua parte”, sostengono, collegando direttamente lo stallo alla percezione di sicurezza nel quartiere: quando uno spazio resta aperto e indefinito, diventa terreno disponibile per qualunque uso.
Il PUP come simbolo: quando Roma non fa squadra
Il punto, però, supera Via Gela. Perché un PUP bloccato—tra responsabilità, competenze e passaggi che si trascinano—diventa il simbolo di un problema politico più ampio: la difficoltà di far lavorare insieme Comune e Municipi su tempi certi e scelte trasparenti. In una città già segnata da fratture tra centro e periferie, ogni area lasciata “a metà” alimenta sfiducia. E la sicurezza, prima ancora che un tema di ordine pubblico, diventa un termometro della credibilità istituzionale.
L’appello a Gualtieri, Patanè e Laddaga: “Dove siete finiti?”
Nel comunicato, i due esponenti chiamano direttamente in causa il presidente del Municipio VII Francesco Laddaga, l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè e il sindaco Roberto Gualtieri: “Dove siete finiti? Vi va bene questo stato delle cose?”. La richiesta è chiara: accelerare, decidere, dare una destinazione e una gestione a quell’area, perché—sottolineano—dopo oltre quattro anni di amministrazione “gli alibi sono finiti”. Ora la partita è politica: trasformare uno spazio conteso in un luogo governato, prima che la “terra di nessuno” diventi normalità.