Roma, viale della Tecnica a senso unico, i cittadini scrivono alla Soprintendenza: “Snatura l’assetto dell’Eur”


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Roma, la battaglia su viale della Tecnica fa un salto di livello. E diventa politica. L’Ente “Ripartiamo dall’EUR” – dopo essersi rivolto al Comune e aver coinvolto anche l’Avvocatura capitolina – ora scrive pure alla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Il messaggio è netto. La trasformazione della strada, con carreggiata ridotta e assetto che porta verso il senso unico, non sarebbe solo un tema di traffico. Sarebbe una modifica capace di cambiare il volto dell’Eur.

Nella lettera, inviata anche a Dipartimenti comunali, Municipio IX, Polizia Locale e Città Metropolitana, il comitato chiede una valutazione “tecnico-storica” degli interventi in corso. Il punto non è fare una guerra ideologica alla mobilità sostenibile. Il punto, scritto nero su bianco, è un altro: l’Eur è un quartiere progettato come sistema, con viali ampi, simmetrie, prospettive, assi visivi. Toccare quelle proporzioni significa toccare l’identità stessa del quartiere.

L’accusa politica: “Così si snatura l’Eur”

Il cuore della contestazione è nella parola che torna più volte: snaturare. Secondo l’Ente “Ripartiamo dall’EUR”, restringere il “sedime stradale” di viale della Tecnica per inserire o modificare una pista ciclabile non è una semplice scelta tecnica.

È un intervento che può rompere l’equilibrio originario del quartiere, nato come progetto unitario dell’E42. E dunque, sostengono i residenti, merita uno sguardo esterno. Un controllo di merito. Anche perché, sempre secondo la ricostruzione dell’associazione, i cambiamenti non si limiterebbero a viale della Tecnica: nella lettera viene citato anche il precedente di viale Europa, con interventi che avrebbero già inciso su visuali e proporzioni.

Il tema diventa inevitabilmente politico. Perché si parla di come si decide. E di chi decide. E soprattutto di quanto le scelte sulla viabilità vengano spiegate prima ai cittadini, invece di essere percepite dopo, a colpi di transenne e segnaletica.

Assi visivi e quartiere razionalista: perché la Soprintendenza viene chiamata in causa

La lettera prova a tradurre una sensazione diffusa tra residenti e lavoratori della zona: l’Eur non è un quartiere “come gli altri”. È un pezzo di città costruito su geometrie precise. Grandi prospettive. Allineamenti. Strade che non sono solo strade, ma parte del disegno urbano.

Per questo l’associazione chiede alla Soprintendenza di valutare se gli interventi incidano sugli “assi visivi” e sul contesto architettonico-urbanistico. In altre parole: non si contesta una singola corsia. Si contesta l’idea che un tratto così riconoscibile dell’Eur possa essere modificato senza una verifica forte sulla compatibilità con il contesto.

Prima il silenzio, poi le carte: il precedente accesso agli atti

La nuova mossa arriva dopo un passaggio che, per l’Ente, resta il vero detonatore della vicenda: la mancanza di trasparenza percepita.

Il 14 febbraio “Ripartiamo dall’EUR” ha presentato una richiesta ufficiale di accesso agli atti per capire il progetto che ha portato al restringimento della carreggiata su viale della Tecnica. Quattro giorni dopo, il 18 febbraio, è arrivata la risposta dell’Avvocatura capitolina: l’ufficio legale ha indicato che non è la struttura che detiene quei documenti e ha rimandato la richiesta a Municipio IX, uffici tecnici e Polizia Locale.

Da lì, la domanda è diventata politica: possibile che un cambiamento visibile, strutturale, destinato a incidere su un asse di scorrimento del quartiere, venga vissuto dai residenti come un intervento “calato dall’alto”? Possibile che si debbano rincorrere uffici diversi per capire chi ha firmato, con quali obiettivi e con quali fondi?

Il nodo vero: mobilità sì, ma con metodo

La partita non si gioca solo tra favorevoli e contrari alle ciclabili. Si gioca sul metodo. Su come si governa una trasformazione urbana in un quartiere simbolo, dove i flussi di traffico sono quotidiani e dove ogni variazione si riverbera su lavoro, tempi di percorrenza, sicurezza, qualità della vita.

Ora, con la Soprintendenza formalmente chiamata in causa, la questione esce dal perimetro delle “lamentele di quartiere” e punta a diventare un confronto su identità urbana e scelte pubbliche. Viale della Tecnica, oggi, non è soltanto una strada. È il punto in cui si misura la distanza – o la vicinanza – tra Palazzo e territorio. E tra decisioni amministrative e consenso reale.