Roma “Zona 30”, Ecoitaliasolidale accusa il Campidoglio: il paradosso che soffoca la città
La Giunta Gualtieri ha deciso di premere il freno, ma il rischio concreto è che a fermarsi sia solo il buon senso dei cittadini. Il Comune di Roma ha ormai esteso il limite della Zona 30 a tutto il cuore della Capitale, inglobando arterie cruciali come Corso Vittorio Emanuele e Via del Teatro Marcello. Secondo l’assessore Eugenio Patanè, questa mossa dovrebbe garantire sicurezza per i pedoni, eppure il coro dei contrari si alza proprio dal mondo ambientalista più pragmatico. Gli esponenti di Ecoitaliasolidale hanno sollevato dubbi pesantissimi sulla reale efficacia di un provvedimento che ignora totalmente le dinamiche fisiche dei motori a combustione interna. In un contesto di guida irregolare, rallentare drasticamente i flussi veicolari rischia di trasformare il centro storico in una pericolosa camera a gas a cielo aperto.
Il paradosso dei 30 all’ora: se la sicurezza diventa un danno ambientale
Le nuove restrizioni imposte dalla mobilità capitolina sembrano ignorare i dati scientifici relativi alle reali emissioni dei veicoli moderni durante la marcia lenta. Gli esponenti del movimento ecologista, Piergiorgio Benvenuti e Fabio Rosati di Ecoitaliasolidale, avvertono che procedendo a passo d’uomo le auto emettono quantità superiori di gas. «A velocità molto basse, soprattutto nel traffico intenso e con continue accelerazioni e frenate, le auto producono più emissioni di particolato», spiegano i due. Queste polveri sottili unite agli ossidi di azoto ristagnano tra i palazzi storici, creando una cappa insalubre che danneggia i polmoni dei residenti. Una velocità così ridotta costringe infatti i motori a lavorare fuori regime, aumentando drasticamente il consumo di carburante per ogni singolo chilometro percorso.
Pedoni protetti o limiti ideologici? Basterebbe rispettare i 50 km/h
L’amministrazione giustifica il provvedimento parlando della necessità di abbattere il rischio di mortalità per chi sceglie di muoversi a piedi tra i monumenti. Eppure, per salvare vite umane basterebbe far rispettare con estremo rigore il limite dei 50 km/h già previsto per tutti i centri abitati. Imporre una andatura così ridotta anche su strade ampie appare come un tentativo di trasformare forzatamente l’identità di una metropoli complessa e stratificata. La sicurezza stradale dovrebbe passare per controlli reali sul territorio, piuttosto che per restrizioni generalizzate che rischiano solo di peggiorare la qualità dell’aria.
Pioggia di milioni per i varchi: i romani chiedono manutenzione e strade sicure
Mentre si investono ben 4 milioni di euro per installare nuovi occhi elettronici, i romani osservano con una certa ironia la scala delle priorità comunali. Questa spesa si somma ai milioni già impiegati per i varchi della ZTL Fascia Verde che arrivano ormai a lambire il Grande Raccordo Anulare. I cittadini preferirebbero vedere quelle ingenti risorse destinate alla pulizia costante delle caditoie o alla sistemazione definitiva del manto stradale, spesso ridotto a colabrodo. Per Ecoitaliasolidale, «la sicurezza stradale non si garantisce con sanzioni e controlli elettronici», ma serve piuttosto un trasporto pubblico efficiente e realmente green. Senza un servizio ATAC potenziato, queste zone 30 rischiano solo di creare disagi ai cittadini senza portare alcun beneficio ambientale concreto alla città.