Sanità Lazio, scontro totale: medici in rivolta contro Rocca. “Così si paralizza il sistema”
Prima le dichiarazioni, poi le tensioni. Ora la rottura. La sanità del Lazio entra in una fase critica e il rischio non è più teorico ma concreto. E non si parla solo di polemiche politiche, ma di un sistema che potrebbe rallentare fino a bloccarsi. Al centro dello scontro c’è il presidente della Regione, Francesco Rocca, accusato di aver alzato i toni contro medici e operatori sanitari invece di cercare una mediazione. E dall’altra parte, una categoria che ha deciso di passare dalle parole ai fatti.
Medici di base sul piede di guerra: “Stop al confronto”
A certificare la frattura è la presa di posizione dei medici di medicina generale, che hanno proclamato lo stato di mobilitazione. Non solo. Hanno ritirato i propri rappresentanti dai tavoli istituzionali e inviato una diffida formale alla Regione e alle ASL. In pratica, il dialogo si è interrotto. E quando salta il confronto, nella sanità pubblica il rischio è sempre lo stesso, ovvero pagano i cittadini. A lanciare l’allarme è la consigliera regionale del Pd Emanuela Droghei, che parla apertamente di una “rottura evidente” tra istituzioni e territorio.
Dietro lo scontro c’è una questione tecnica, ma con effetti molto concreti. Nel mirino dei medici finisce il nuovo sistema di monitoraggio delle prescrizioni e il ruolo delle cosiddette Commissioni di Appropriatezza. Sulla carta, si tratta di strumenti per migliorare la qualità della spesa sanitaria. Nella pratica, secondo i sindacati, rischiano di trasformarsi in un meccanismo di controllo amministrativo sui medici. Si tratta di una vicenda delicato, dal punto di vista dei medici: dove finisce il controllo e dove inizia l’ingerenza? Perché se il medico si sente sotto pressione, a cambiare non è solo il modo di prescrivere, ma anche il rapporto di fiducia con il paziente.
Sanità territoriale in affanno: mancano medici e risposte
Negli ultimi mesi, Francesco Rocca ha più volte insistito sulla necessità di ridurre sprechi e prescrizioni inappropriate, parlando di un sistema che deve diventare più efficiente e sostenibile. Un messaggio che, però, nel mondo medico è stato letto come un attacco diretto alla categoria. Il risultato è uno scontro frontale che rischia di sfuggire di mano.
Il problema, però, è anche strutturale. Nel Lazio mancano centinaia di medici di base, soprattutto nelle periferie e nei piccoli centri. La sanità territoriale è in ritardo, e il carico di lavoro su chi resta aumenta. In questo contesto, aprire un braccio di ferro con i medici appare, per molti, una mossa azzardata. Mentre la sanità territoriale arranca e i medici mancano, la discussione si è spostata su controlli, procedure e carte. E nel frattempo, fuori dagli uffici, c’è chi aspetta una visita. “Continuare su questa linea significa indebolire il sistema sanitario regionale e scaricare le conseguenze sui cittadini”, afferma la Droghei.
Il rischio paralisi: quando la politica perde il controllo
La sensazione è che la vicenda stia scivolando oltre la normale dialettica politica. Quando i medici abbandonano i tavoli e parlano di mobilitazione, significa che il sistema è sotto stress. E senza un passo indietro, si rischia la paralisi della sanità pubblica. Per evitarlo, serve un confronto vero, decisioni condivise e una linea che non trasformi ogni riforma in uno scontro. Perché in gioco non c’è solo una riforma. Ma la tenuta stessa della sanità del Lazio.