Sanità nel Lazio, dentisti e medicina estetica, Aurigemma: “Più sicurezza e più benessere per i cittadini”

Aurigemma alla Tavola Rotonda promossa da **SIMEO

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La Regione Lazio torna a parlare di sanità non solo come cura, ma come qualità della vita. E lo fa con un tema destinato a far discutere: l’ingresso delle terapie estetiche del viso negli studi dentistici. Un passaggio che, secondo Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio regionale del Lazio, rappresenta una trasformazione coerente con l’evoluzione della professione odontoiatrica e con le richieste di un cittadino sempre più attento al benessere complessivo. L’occasione è stata la Tavola Rotonda promossa da SIMEO, presso l’Università Pontificia Salesiana, e dedicata alle prospettive delle terapie estetiche del volto in ambito odontoiatrico.

Aurigemma: “Un’opportunità concreta per la crescita professionale”

Nel suo intervento, Aurigemma ha scelto un tono politico e istituzionale, ma con un messaggio chiaro: l’innovazione non va temuta, va governata. Per il Presidente, l’integrazione delle terapie estetiche nello studio dentistico è una opportunità di crescita professionale capace di rafforzare la sanità territoriale e di offrire risposte più complete alle esigenze contemporanee. Non si tratta di inseguire mode, ma di riconoscere che la salute oggi è un concetto più ampio, dove estetica, sicurezza e benessere psicofisico si intrecciano, soprattutto quando parliamo del volto.

Antonello Aurigemma al convegno
Antonello Aurigemma al convegno

Il volto come “unità unica”: perché l’odontoiatra può essere centrale

Uno dei passaggi più significativi del discorso di Aurigemma riguarda l’idea del volto come sistema unico: “un’unità funzionale ed estetica inscindibile”. Una visione che ribalta la vecchia separazione tra salute e apparenza e valorizza la figura dell’odontoiatra come professionista già formato sul distretto oro-facciale. Secondo il Presidente del Consiglio regionale, questa competenza rende il dentista una figura potenzialmente decisiva per trattamenti sicuri ed efficaci, purché l’approccio rimanga serio e controllato, evitando scorciatoie e improvvisazioni che metterebbero a rischio i pazienti.

La linea della Regione Lazio: sì all’innovazione, ma con regole e formazione

Il punto politico è tutto qui: aprire non significa liberalizzare senza criterio. Aurigemma ha messo in evidenza una condizione non negoziabile: ogni percorso di ampliamento delle competenze deve essere sostenuto da formazione rigorosa e dal rispetto delle linee guida scientifiche, nell’interesse della salute pubblica. In questa prospettiva, il ruolo di società scientifiche come SIMEO viene descritto come essenziale: sono queste realtà, infatti, a costruire standard, competenze e cultura professionale, evitando che l’innovazione diventi terreno di ambiguità o di concorrenza al ribasso.

Antonello Aurigemma al convegno
Antonello Aurigemma al convegno

Il dialogo con la scienza come scelta politica: il messaggio di Aurigemma

Nelle parole del Presidente emerge anche una strategia istituzionale precisa: sostenere il dialogo tra politica, medicina e ricerca. Aurigemma ha riconosciuto che momenti di confronto come quello organizzato da SIMEO non sono semplici eventi di settore, ma luoghi in cui si definiscono prospettive reali e standard qualitativi elevati. Un passaggio che suona come una presa di posizione: nel Lazio, la sanità che funziona è quella che unisce competenza e visione, senza contrapporre progresso e prudenza.

“Interlocutore attento”: la promessa istituzionale per il futuro del territorio

In chiusura, Aurigemma ha confermato che l’amministrazione regionale continuerà a essere un interlocutore presente per chi lavora sul fronte della qualità sanitaria. Il messaggio è rivolto al mondo professionale, ma anche ai cittadini: la Regione Lazio guarda con favore a tutte le realtà che, attraverso ricerca e professionalità, contribuiscono a innalzare il livello delle prestazioni. Tradotto in termini politici: innovare sì, ma con responsabilità, perché il futuro delle cure passa anche dalla capacità delle istituzioni di accompagnare i cambiamenti, senza lasciare soli né i professionisti né i pazienti.