Sanità nel Lazio, in Consiglio regionale la proiezione del film ‘L’ultimo turno’ che dà voce agli infermieri
Non è stata una semplice presentazione cinematografica. La proiezione de “L’ultimo turno” dentro la cornice istituzionale del Consiglio regionale del Lazio ha assunto fin da subito un valore simbolico e politico: portare l’attenzione del Palazzo su ciò che accade ogni giorno fuori, nelle corsie, lontano dalla retorica e dagli annunci. A sottolinearlo è stato il presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, che ha definito il film un tributo “doveroso” al coraggio e all’umanità degli infermieri, figure centrali del sistema sanitario e, troppo spesso, invisibili nel racconto pubblico.
Quando il cinema racconta ciò che i numeri non riescono a dire
Il linguaggio del cinema, in questo caso, si trasforma in uno strumento di consapevolezza collettiva. “L’ultimo turno” non costruisce un’agiografia, non cerca scorciatoie emotive: prova piuttosto a restituire il peso reale di un lavoro che non è solo tecnico, ma anche profondamente relazionale. Un turno dopo l’altro, in un equilibrio costante tra competenza clinica e tenuta psicologica, gli infermieri diventano la prima linea più continua e meno raccontata. È qui che la pellicola colpisce: nella capacità di rendere visibile la dimensione umana della cura, quella che non entra nei grafici, ma che decide spesso la qualità dell’assistenza.
La “spina dorsale” del sistema sanitario, ma sotto pressione
Nel suo intervento, Aurigemma ha scelto un’immagine netta: gli infermieri sono la “spina dorsale” del Servizio Sanitario Nazionale. Un’espressione che, se letta con attenzione, contiene una verità politica oltre che sanitaria. Perché la spina dorsale regge, sostiene, permette il movimento: ma se è sottoposta a stress continuo, rischia di cedere. Ed è proprio questa la sensazione che il film restituisce senza bisogno di proclami: un sistema che continua a funzionare grazie alla resilienza di chi ci lavora, spesso in condizioni difficili, con carichi crescenti e responsabilità enormi.
Dal ringraziamento alle scelte: qui si misura la credibilità
Il punto centrale, però, è un altro. Aurigemma lo dice chiaramente: non basta il ringraziamento formale. E in questa frase si misura la distanza tra la celebrazione e la politica vera. Valorizzare la professione infermieristica non significa soltanto riconoscerne l’importanza a parole, ma trasformare quel riconoscimento in scelte: investimenti in formazione, percorsi di carriera chiari, strumenti adeguati, tutela della sicurezza e condizioni di lavoro dignitose. È su questo terreno che le istituzioni si giocano la propria credibilità, perché la sanità non si governa con gli applausi, ma con decisioni misurabili.
Il Lazio davanti allo specchio: una sfida non più rinviabile
La scelta di portare “L’ultimo turno” dentro un luogo istituzionale diventa allora un invito esplicito: non voltarsi dall’altra parte. La sanità, oggi, non può essere trattata come un tema ciclico da campagna elettorale, ma come una questione strutturale che tocca la qualità della vita, la coesione sociale, la fiducia nelle istituzioni. Raccontare l’“ultimo turno” significa raccontare un pezzo d’Italia che regge, ogni giorno, grazie a professionisti che non si arrendono e continuano a mettere la vita degli altri al centro. Se il film è un tributo, è anche un monito: la cura è un patrimonio pubblico, e chi la garantisce non può restare una presenza silenziosa.
