Sanremo 2026, la serata delle cover che racconta l’Italia di oggi: cosa aspettarsi venerdì 27 febbraio
Venerdì 27 febbraio 2026 il Festival di Sanremo al teatro Ariston entra nella sua zona più simbolica: la quarta serata dei duetti e delle cover, quella in cui i Big smettono per una sera di difendere il proprio inedito e scelgono, invece, da che tradizione farsi rappresentare. Non è solo intrattenimento: è un esercizio pubblico di memoria, un modo elegante per dire “da dove veniamo” e, indirettamente, “dove vogliamo andare”. È anche la notte che più facilmente accende discussioni — generazionali, culturali, perfino politiche — senza bisogno di proclami.
Conti, Pausini e Balti: la regia dell’immagine pubblica
Sul palco tornano Carlo Conti e Laura Pausini, con Bianca Balti a completare il trio di conduzione: una combinazione che sposta il baricentro dalla sola gara alla narrazione. Balti porta con sé un racconto pubblico di fragilità e ripartenza che il Festival ha scelto di far risuonare, mentre Conti lavora di mestiere sulla tenuta televisiva e Pausini aggiunge carisma internazionale. In queste scelte c’è già un messaggio: Sanremo non rincorre soltanto la canzone più forte, ma l’immagine di un Paese che prova a riconoscersi in simboli condivisi.
Duetti e cover: quando l’ospite diventa un messaggio
Le cover sono un territorio libero: puoi cercare legittimazione, rompere gli schemi o costruire ponti tra mondi diversi. E proprio per questo è la serata in cui l’ospite conta quanto il brano, perché rende visibile un’alleanza, una genealogia artistica, a volte persino una presa di posizione culturale. Alcuni accoppiamenti strizzano l’occhio al pop globale e all’ironia, altri sembrano pensati per misurare la profondità interpretativa. La sensazione è che, più che “rifare” un classico, molti proveranno a usarlo come lente per rileggere il presente.
Il voto conta, ma conta di più il giorno dopo
La serata delle cover ha un vincitore, ma soprattutto produce titoli, percezioni e gerarchie informali. Il meccanismo di voto è un compromesso tra pubblico e corpi intermedi (media e radio), una piccola costituzione del gusto in cui nessuno decide da solo. E proprio perché questa classifica non coincide automaticamente con la corsa finale, i cantanti possono permettersi di rischiare: un arrangiamento spinto, una scelta controcorrente, un duetto inatteso. Spesso è qui che nasce la “vera” classifica, quella che resta nelle conversazioni e nei commenti del weekend.
Sanremo fuori dall’Ariston: la città come scena politica
Anche stasera il Festival non finisce con il sipario. Sanremo è una macchina culturale che coinvolge piazze, collegamenti e rituali paralleli: la città diventa parte del racconto e, in un certo senso, il suo amplificatore. È un dettaglio che spiega perché il Festival continui a occupare il centro del discorso pubblico: non per una singola canzone, ma per la capacità di creare un linguaggio comune tra mondi che, per il resto dell’anno, si parlano poco. La musica diventa il pretesto; il vero tema è la rappresentazione.
A che ora e dove seguirla, senza perdersi i passaggi chiave
La serata parte in prima serata su Rai 1 ed è disponibile anche in streaming su RaiPlay, con avvio attorno alle 20:40. Il consiglio, se si vuole capire “che aria tira”, è semplice: ascoltare non solo l’esibizione, ma la scelta del brano, l’ospite, l’arrangiamento e perfino il modo in cui viene presentata. Nelle cover Sanremo smette di essere soltanto competizione e torna a essere ciò che è sempre stato: un racconto nazionale, in diretta, con tutte le sue sfumature.