Sanremo 2027, De Martino rivoluziona il festival: meno cantanti, più musica e una svolta che guarda al futuro
Stefano De Martino prepara un Sanremo 2027 più compatto, partecipato e contemporaneo, costruito per rimettere al centro gli artisti senza rinunciare allo spettacolo. Le modifiche introdotte non sono semplici ritocchi al regolamento: disegnano un Festival con un’identità diversa, capace di difendere la creatività umana e, nello stesso tempo, di parlare il linguaggio delle nuove generazioni.
Meno cantanti, più spazio per le canzoni
Dal 16 al 20 febbraio 2027, sul palco del teatro Ariston dovrebbero arrivare 24 concorrenti, compreso il vincitore di “Sarà Sanremo”. Una riduzione significativa rispetto alle edizioni più affollate, pensata per alleggerire le serate e restituire maggiore visibilità ai singoli brani.
Tutti gli artisti si esibiranno durante le cinque serate. Le canzoni in gara saranno ascoltate quattro volte, mentre uno degli appuntamenti resterà dedicato alle cover. La ripetizione, in questo caso, può diventare un vantaggio: il pubblico avrà più tempo per conoscere i pezzi e superare la logica dell’ascolto frettoloso.
Una serata dedicata all’Eurovision
La novità più evidente riguarda la “Serata Performance” di venerdì 19 febbraio. I concorrenti potranno arricchire le proprie esibizioni attraverso scenografie e coreografie pensate per un grande palcoscenico internazionale. Sarà proprio questa serata a individuare il rappresentante italiano all’Eurovision Song Contest.
De Martino separa così due riconoscimenti che non sempre coincidono: la migliore canzone del Festival e la proposta più adatta alla competizione europea. Una scelta che valorizza entrambe, evitando di considerare automaticamente ogni vincitore come il candidato ideale per uno spettacolo con regole e linguaggi differenti.
Il voto diventa più partecipato
Il sistema di votazione coinvolgerà, a seconda delle serate, pubblico, giornalisti, radio ed esperti internazionali. Arriverà inoltre il voto online, integrato al televoto, per avvicinare soprattutto le fasce più giovani.
La partecipazione digitale non sostituirà gli strumenti tradizionali, ma li accompagnerà. È un passaggio importante: De Martino prova ad allargare la platea senza cancellare il peso delle componenti professionali. La sfida sarà rendere il meccanismo immediatamente comprensibile, affinché l’innovazione aumenti il coinvolgimento senza complicare il racconto della gara.
L’intelligenza artificiale resta fuori dalle canzoni
Il regolamento introduce per la prima volta limiti espliciti all’uso dell’intelligenza artificiale generativa. Testi e musiche dovranno essere espressione dell’ingegno umano, senza sistemi capaci di sostituire o snaturare l’apporto creativo principale.
È una scelta culturale prima ancora che tecnica. In una fase storica nella quale distinguere l’opera dell’autore da quella dell’algoritmo diventa sempre più difficile, De Martino indica una direzione precisa: la tecnologia può accompagnare la produzione, ma non deve prendere il posto dell’artista.
Un cambiamento senza cancellare la tradizione
Il progetto di De Martino non sembra voler smontare Sanremo, ma aggiornarne il linguaggio. L’autotune resterà possibile quando rappresenta un elemento coerente con generi come rap e trap; i duetti nella serata delle cover saranno consentiti, ma non obbligatori; gli ospiti internazionali potranno impreziosire lo spettacolo senza togliere centralità agli artisti italiani.
La strada scelta appare equilibrata: meno sovraffollamento, maggiore partecipazione e un rapporto più chiaro con l’Eurovision. De Martino non promette di reinventare il Festival da zero. Prova a fare qualcosa di più realistico e forse più utile: conservarne il carattere popolare, offrendo alle canzoni nuove occasioni per essere ascoltate, comprese e ricordate.