Sergio Rubini e Monica Guerritore a Roma per il film ‘L’uomo Giusto’: tutte le location del set tra Pasqua e pasquetta
Dal 2 al 10 aprile il centro storico di Roma sarà interessato da un set cinematografico autorizzato con provvedimento del I Gruppo Centro Storico della Polizia Locale. Le strade indicate sono via di Sant’Agostino, via delle Coppelle, due diversi tratti di via della Scrofa, via di Monte Brianzo, piazza delle Cinque Lune e Lungotevere Tor di Nona. Il quadro previsto è quello tipico delle riprese: divieti di sosta, aree riservate ai mezzi tecnici e sospensione di alcuni stalli tariffati.
Il film e i nomi in campo
La determina non indica il titolo dell’opera, ma le fonti informali sul progetto indicano il film ‘L’uomo giusto’, il nuovo thriller di Sergio Rubini. Una produzione italiana del 2026 firmata Eagle Pictures con Rai Cinema, scritta da Carla Cavalluzzi, Angelo Pasquini e dallo stesso Rubini. Nel cast principale compaiono Sergio Rubini, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Fabrizio Gifuni, con Fausto Russo Alesi, Valentina Cervi, Gioele Dix, Jacopo Dragonetti, Yasemin Sannino e Alberto Molinari.
I personaggi: un equilibrio che si incrina
Il cuore del racconto è Bernie, interpretato da Claudio Santamaria: un uomo colto, affascinante, ma in una fase fragile della sua vita. Ritrova Greta, interpretata da Miriam Leone, compagna dei tempi dell’università e amore mai davvero dichiarato. Greta ora è sposata con il dottor Rivoli, il personaggio affidato a Fabrizio Gifuni, figura pubblica stimata e legata a una fondazione sanitaria. È da questo triangolo solo in apparenza ordinato che il film comincia a scavare.
La storia: un thriller costruito sui rapporti
Greta offre a Bernie ospitalità nella mansarda della villa che divide con Rivoli. Il gesto sembra semplice, quasi naturale, ma apre una zona d’ombra. La casa diventa il luogo in cui i rapporti si fanno ambigui, mentre Rivoli viene inseguito da minacce che arrivano dal passato. Bernie prova a essere d’aiuto, quasi a restituire qualcosa all’accoglienza ricevuta, ma finisce risucchiato in una trama di segreti e tensioni morali. È qui che Rubini sembra giocare la sua partita: meno sul colpo di scena rumoroso, più sul logorio dei legami e sulla fragilità delle apparenze.