Sfattoria, arriva il chiarimento del Ministero. Animalisti e associazioni festeggiano

Per mettere definitivamente la parola fine a tutta questa vicenda, bisognerà aspettare almeno il 12 settembre. Quando il TAR del Lazio esaminerà il caso nel merito, e i giudici amministrativi prenderanno le loro decisioni. Ma intanto, i gestori della Sfattoria degli Ultimi e le associazioni animaliste festeggiamo. Perché sulla vicenda dei 130 maiali e ungulati ospitati nel ricovero, e destinati in un primo tempo all’abbattimento per il contenimento della peste suina, è intervenuto direttamente il ministero della salute. Con una circolare, che chiarisce meglio come sitiamo le cose. E che certamente sarà da guida anche per la Asl Rm1, che aveva adottato la procedura di salute pubblica. Una vicenda che ha scosso molto le coscienze, anche perché maiali e cinghiali della Sfattoria sarebbero assolutamente sani. E per il metodo che sarebbe stato osato per l’abbattimento, ovvero l’elettroshock. Poi, è arrivata la sospensiva fino al 18 agosto. E quindi la doccia fredda. Al massimo, possono restare nella struttura due capi. Ma adesso, come accennato il ministero ha chiarito la portata di questo limite. E tutti tirano un sospiro di sollievo.

Sfattoria degli Ultimi, il Tar ha deciso. Solo due maiali da affezione, ma si cerca il compromesso

Il ministero chiarisce, animali della Sfattoria salvi fino al 12 settembre

La circolare del ministero della salute è chiara. E non lascia spazio alle interpretazioni. Il limite di due capi ospitati, si riferisce esclusivamente a strutture domestiche. Ma non a luoghi dove gli animali vengono ospitati a scopi diversi, come la cura, l’allenamento o la didattica. E alla Sfattoria festeggiano.

“Si tratta di un chiarimento necessario anche in vista delle prossime udienze riguardanti la Sfattoria. Vicenda che ci vede sin dal primo giorno al fianco degli animali lì ospitati, e che accogliamo con gioia”, ha commentato il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. A fianco del rifugio di via Arcore, a Roma Nord, erano scese in campo associazioni animaliste e semplici cittadini. In trentamila avevano sottoscritto una petizione con cui si chiedeva di non procedere al temuto abbattimento dei capi presenti. Abbattimento inizialmente contemplato come misura per prevenire la diffusione della peste suina africana, il virus che ha colpito anche gli ungulati del Lazio.

La precisazione del ministero

Nel documento firmato dal ministero si legge che “con riferimento al dispositivo in oggetto, si chiarisce che lo stesso è applicabile esclusivamente a quelle situazioni in cui privati cittadini tengono presso le proprie residenze o abitazioni private fino a un massimo di due suini per finalità diverse dagli usi zootecnici e dalla produzione di alimenti. Pertanto le disposizioni contenute nel provvedimento citato non sono applicabili a rifugi per animali. Ne’ ad altre situazioni in cui gli animali sono tenuti per scopo ricreativo, dimostrativo, culturale e altro”. In altre parole le previste per il controllo e la prevenzione, tra cui l’eventuale abbattimento, non si applicano per gli ospiti dei rifugi.

 

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