Sharon Stone a Roma: l’appello a Trump e la confessione sulla morte, «La dignità umana non è un algoritmo»

Sharon Stone

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Non è arrivata a Roma per parlare di cinema. Sharon Stone ha scelto il Campidoglio per lanciare un messaggio che va ben oltre Hollywood. Davanti a 30 Premi Nobel, ex capi di Stato, scienziati ed esperti di Intelligenza Artificiale, l’attrice americana ha rivolto un appello al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, invitandolo a “comportarsi in modo da rendere fiera una madre”.

Parole pronunciate durante la giornata conclusiva della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, culminata con la firma della Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante, documento che chiede una governance internazionale dell’Intelligenza Artificiale e un rinnovato impegno contro il rischio nucleare.

Sharon Stone: «La dignità umana non è un algoritmo»

L’attrice, ambasciatrice dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, ha invitato i leader mondiali a non perdere di vista la persona mentre la tecnologia evolve a ritmi sempre più rapidi.

«La dignità umana non è un algoritmo», ha affermato dal palco del Campidoglio, ricordando che, se aumentano le capacità delle macchine, deve crescere anche la responsabilità morale di chi le progetta e le governa. Un richiamo accolto come uno dei messaggi simbolo dell’intera assemblea. 

L’appello a Donald Trump: «Renda fiera una madre»

Nel corso del suo intervento Sharon Stone ha rivolto anche un pensiero al presidente americano Donald Trump, invitandolo ad assumere decisioni capaci di onorare il ruolo istituzionale e il valore della responsabilità.

«Comportati in modo da rendere fiera una madre», ha detto, trasformando un’esortazione personale in un invito rivolto a chiunque eserciti il potere. Un passaggio che ha attirato l’attenzione della platea internazionale e che si inserisce nel più ampio messaggio lanciato dall’assemblea: fermare la corsa agli armamenti e costruire una governance etica dell’intelligenza artificiale. 

«Sono morta e sono tornata»: il racconto dell’ictus che le ha cambiato la vita

Nel suo intervento in Campidoglio, Sharon Stone ha richiamato anche una delle esperienze più drammatiche della sua vita, spiegando come proprio quel momento abbia cambiato il suo modo di guardare al mondo. L’attrice ha ricordato di essere stata vicina alla morte nel 2001, quando fu colpita da una grave emorragia cerebrale che la costrinse a un lungo ricovero e a una difficile riabilitazione. 

«Sono morta e sono tornata», ha raccontato, spiegando di aver vissuto un’esperienza che le ha fatto comprendere quanto siano fragili la vita e la dignità umana. L’attrice ha raccontato ancora una volta la sensazione vissuta in quei momenti, spiegando di aver sperimentato quella che definisce un’esperienza di premorte. «Morire è un’esperienza che apre gli occhi», ha detto, aggiungendo di sentirsi come se fosse «rientrata nel suo corpo». Un episodio che, ha spiegato, ha cambiato radicalmente il suo modo di guardare alla vita, ai rapporti umani e alle responsabilità verso gli altri.

La firma della Dichiarazione di Roma

L’intervento dell’attrice ha preceduto la firma ufficiale della Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante, documento che punta a fissare principi condivisi per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in un contesto segnato dalle tensioni internazionali e dal ritorno del rischio nucleare.

Nei tre giorni di lavori tra Castel Gandolfo e il Campidoglio si sono confrontati Premi Nobel, rappresentanti delle principali università mondiali, leader religiosi ed esperti di IA provenienti da realtà come OpenAI, Google DeepMind e Anthropic. L’obiettivo dichiarato è promuovere una cooperazione internazionale capace di mettere al centro la dignità umana, la responsabilità etica e la pace, evitando che le nuove tecnologie diventino strumenti di conflitto anziché di sviluppo.