“Siamo del clan Casamonica, pagaci il pizzo”. Oltre 100mila euro estorti a un consigliere della Camera dei deputati

clan casamonica

Si fingevano componenti del Clan Casamonica (ma anche degli Spada) per estorcere denaro a un consigliere della Camera dei Deputati. In seguito a un’indagine, coordinata dalla Procura di Roma, personale della squadra informativa del VII Distretto P.S. “San Giovanni” ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale capitolino, nei confronti di due persone per estorsione aggravata . E’ stato inoltre eseguito il decreto di sequestro preventivo di due auto, di un motociclo e di un conto corrente postale.

Avevano estorto oltre centimila euro

L’indagine è partita a maggio scorso dalle denunce di un soggetto alla polizia giudiziaria in cui dichiarava di essere da diversi mesi vittima di ripetute richieste estorsive, avanzate di persona, per telefono e anche attraverso l’inoltro di messaggi whatsapp. La vittima aveva ricevuto una serie ininterrotta di richieste di denaro e minacce che le avevano provocato uno stato di totale sottomissione: era stata costretta così a cedere alle intimidazioni e a corrispondere, a più riprese, somme di denaro per un totale di 107.788 euro. Per rendere ancora più efficace il piano estorsivo e, soprattutto, per ottenere un effetto ancora più traumatizzante sulla vittima, gli indagati l’avevano convinta che il denaro da versare fosse diretto anche ad un componente di spicco del clan Spada, ad esponenti dei gruppi Di Silvio e Casamonica: inoltre, gli indagati avevano rivolto personalmente chiare e gravi minacce di morte alla vittima, anche mediante l’utilizzo di armi, e di incendiare l’abitazione.

Il trucco del clan Casamonica (o Spada)

Le continue richieste estorsive avevano provocato uno stato di totale soggezione e paura nella vittima che si è rivolta alle forze dell’ordine, mettendo a disposizione i numerosi messaggi ricevuti, anche vocali, che venivano trascritti per lo sviluppo delle indagini. I legami tra gli indagati sono stati individuati dagli agenti, attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e indagini, dalle quali è emerso che sono stati arrestati insieme in flagranza e, in altre due circostanze, denunciati. È stato, inoltre, accertato che uno degli indagati, oltre ad avere subito condanne per reati in materia di stupefacenti e per reati contro il patrimonio, si trovava sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di due anni.