Silvio Berlusconi ricordato alla Regione Lombardia: “Tante vite in una sola vita”
Si è svolta ieri la commemorazione di Silvio Berlusconi, fondatore e leader di Forza Italia scomparso il 12 giugno, in Consiglio Regionale a Palazzo Pirelli. Hanno preso la parola Federico Romani, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Fabrizio Figini, capogruppo di Forza Italia in Consiglio e Attilio Fontana, presidente della Regione. “Di lui -ha detto Fontana- oggi voglio ricordare il suo essere un grande lombardo, interprete dei valori della nostra gente, capace di incarnare la perfetta sintesi fra volontà e spirito pragmatico dei lombardi”. Il presidente ha ricordato la sua “cultura del fare, amava definirsi un ‘Presidente operaio'” e la “determinazione di voler incidere nel corso delle cose”.
Fontana: un grande lombardo
Silvio Berlusconi, ha proseguito Fontana, è un “lombardo che ha vissuto una vita nella scelta della libertà. In politica e nella visione imprenditoriale”. E ha invitato a cogliere questo “come un monito, da questa sede di democrazia e nel suo esempio, occorre proseguire nell’essere vigili, solerti, responsabili sul rispetto delle libertà collettive e individuali. Perché la Lombardia è la terra delle libertà”. Romani ha ricordato la frase di Berlusconi, nel 1994: “L’ Italia è il Paese che amo: qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti”. Ha sottolineato come sia iniziata con queste parole la vita politica di Silvio Berlusconi, che è stato “un imprenditore edile, inventore delle prime tv private che plasmarono l’immaginario nazionale, presidente del Milan e del Monza, fondatore di Forza Italia e quattro volte premier. Tante vite in una vita”.
Berlusconi mai vinto, mai arreso
Il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Figini ha esordito sottolineando che “la scomparsa del Presidente Silvio Berlusconi ci ha lasciati attoniti, increduli di fronte al tramonto di un uomo la cui caratura personale non ha mai conosciuto eguali. Mai vinto, mai arreso”. Berlusconi, ha continuato Figini, “ha affrontato ogni sfida di petto, con coraggio e determinazione” e “ha raggiunto la morte con la consapevolezza di aver dato valore e significato a ogni giorno della sua vita: si è realizzato da solo e ha costruito attorno a sé un mondo che ha dato lavoro, speranza e futuro a tante famiglie”.
Dovremo raccogliere quanto ha seminato
Per questo, ha aggiunto: “La sua morte non rappresenta la fine della sua vita ma l’inizio del momento in cui si dovrà raccogliere quanto da lui seminato”. Perché, ha continuato, “chi ha dato e fatto così tanto lasciando un segno indelebile, non può morire. Non può morire perché immortali sono i valori che ha difeso, indissolubili le idee che ha portato avanti”.