Sono 882 i contagi e 21 i morti. Il caldo aiuta i vaccini. Ma i tamponi sono sempre pochi

pandemia draghi alla camera

Sono 882 i contagi da coronavirus in Italia oggi, secondo i dati regione per regione nel bollettino della Protezione Civile. Da ieri registrati altri 21 morti, che portano il totale a 127.587 dall’inizio dell’emergenza covid-19. Diminuiscono i ricoverati con sintomi (-61) che scendono a 1.532 e quelli in terapia intensiva (-18) che sono in totale 229 con sette ingressi giornalieri. Nelle ultime 24 ore effettuati 188.474 tamponi in più e il tasso di positività si attesta allo 0,4%.

Nel Lazio più contagi ma meno morti

“Oggi su oltre 9mila tamponi nel Lazio (+2475) e oltre 15mila antigenici per un totale di oltre 24mila test, si registrano 72 nuovi casi positivi (+21), 3 decessi (-4), i ricoverati sono 181 (-9). I guariti sono 109, le terapie intensive sono 47 (-2). Il rapporto tra positivi e tamponi è allo 07% ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale scende allo 0,2%. I casi a Roma città sono a quota 46”. Lo comunica in una nota l’assessore alla Sanità e Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato, al termine della videoconferenza di oggi della task-force regionale per il Covid-19.

Draghi: dopo un anno possiamo avere maggiore fiducia

“A più di un anno dall’esplosione della crisi sanitaria, possiamo finalmente pensare al futuro con maggiore fiducia. La campagna di vaccinazione procede spedita, in Italia e in Europa. Dopo mesi di isolamento e lontananza, abbiamo ripreso gran parte delle nostre interazioni sociali. L’economia e l’istruzione sono ripartite. Dobbiamo però essere realistici. La pandemia non è finita. Anche quando lo sarà, avremo a lungo a che fare con le sue conseguenze”. Così il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo intervento all’Accademia dei Lincei.

“Siamo pronti a intervenire se la pandemia dovesse tornare

Inoltre “dobbiamo fronteggiare l’emergere di nuove e pericolose varianti del virus. Rimaniamo pronti a intervenire con convinzione nel caso ci fosse un aggravarsi della pandemia tale da provocare danni all’economia del Paese”. “La crisi economica iniziata lo scorso anno non ha precedenti nella storia recente – rimarca il premier -. Si è trattato di una recessione causata in gran parte da decisioni prese consapevolmente dai governi. Per prevenire una diffusione catastrofica del virus abbiamo dovuto imporre restrizioni che hanno portato alla chiusura di molti settori dell’economia. Non avevamo alternative. La tutela della salute e la protezione dell’economia non erano obiettivi tra loro in conflitto. L’alta circolazione del virus e il rischio del collasso del sistema ospedaliero rendevano impensabile la ripartenza di consumi e investimenti. La politica sanitaria doveva avere la priorità”.

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