Speranza a muso duro su green pass e vaccini: “L’alternativa è richiudere tutto”
“La linea del governo è chiara e si andrà in quella direzione. Le scelte vengono fatte sul piano sanitario e nell’interesse del Paese non seguendo le polemiche politiche”. Lo dice Roberto Speranza, intervistato dal direttore de’ La Stampa Massimo Giannini nell’ambito del Festival di ‘Salute’ e rilanciata dallo stesso quotidiano di Torino. Dunque nessuna frenata sul green pass per il ministro della Salute, che non esclude l’obbligo della vaccinazione contro il Covid e spiega che il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri non è stato ridimensionato per via delle pressioni della Lega: “No, le dinamiche politiche non incidono nelle decisioni del governo, sono troppo piccole rispetto alla posta in gioco. Si lavora seguendo una linea netta, che parte dall’idea che il vaccino è un’arma fondamentale: puntiamo a rendere sicuri i luoghi di lavoro e a incentivare le vaccinazioni”.
La linea del ministro Speranza non cambia
“Sui tempi faremo una valutazione – prosegue Speranza – anche perché bisognerà scrivere bene le norme e ci sono vari ministeri coinvolti, a partire dalla Pubblica amministrazione. Ma posso confermare che ci sarà un’ulteriore estensione dell’obbligo di green pass in vari settori. A cominciare da quelli in cui il certificato viene chiesto ai clienti ma non ai lavoratori, come i ristoranti e i bar: un’anomalia che sarà sanata nel più breve tempo possibile. Ho parlato – aggiunge – con i principali leader sindacali e ho trovato un atteggiamento costruttivo e responsabile. Sono sicuro che continuerà l’interlocuzione anche con le imprese e che ci siano le condizioni per seguire il percorso tracciato”.
“Obbligo vaccinale? Non lo abbiamo escluso”
“Non abbiamo escluso l’obbligo della vaccinazione – dice ancora il ministro della Salute – è una facoltà che la nostra Costituzione ci offre. È già previsto per tutti gli operatori sanitari e, con l’ultimo decreto, anche per i lavoratori non sanitari delle Rsa, dagli amministrativi agli addetti alle pulizie. L’ipotesi dell’obbligo è concreta e resta in campo, valuteremo in base all’andamento della campagna vaccinale e al futuro quadro epidemiologico. La campagna sta andando secondo i piani – aggiunge – L’obiettivo dell’80% della popolazione vaccinabile è alla portata per fine mese. La risposta degli italiani è positiva, credo che andremo su percentuali molto robuste, del resto anche l’80% sembrava ambizioso e invece ci siamo. Abbiamo superato gli 80milioni di dosi somministrate, un risultato incredibile. Ma dobbiamo insistere, perché ogni persona vaccinata in più è uno scudo aggiuntivo per tutti, rispetto alla stagione che ci aspetta, a partire dalla ripresa della scuola”.
E sulle cure a pagamento per i malati di Covid Speranza dice…
Riguardo la schiera di personalità contro il green pass, Speranza afferma che “abbiamo bisogno di dare un messaggio basato sull’evidenza scientifica. La verità da dire è che l’alternativa ai vaccini sono le chiusure: la coperta è stretta, o la tiriamo dalla parte dei vaccini oppure rischiamo di ritornare a misure che sono da scongiurare. Chi ha dubbi sinceri sulla vaccinazione non va insultato o trattato come un Flinstone ignorante, va ascoltato e messo di fronte ai dati univoci sulla sicurezza e l’efficacia vaccini, che arrivano da tutto il mondo. Non sono d’accordo con chi dice che chi non si vaccina e si ammala deve pagarsi le cure: penso che la cosa più bella del nostro servizio sanitario nazionale sia l’impianto universalista, cuore del lascito dei padri costituenti. Se una persona sta male, non conta quanti soldi ha, di che colore è la sua pelle, dov’è nata o se ha fatto il vaccino anti Covid: per me deve essere curato. È chiaro che chi non si vaccina fa un danno prima di tutto a se stesso e poi produce un costo per la nostra sanità, ma il principio della cura per me non può essere messo in discussione”.
Quanto alla terza dose di vaccino, il piano di Speranza è quello di avviare “un percorso per alcune categorie con particolare deficit immunitario, arriverà una specifica circolare del direttore della Prevenzione Rezza per indicare a chi sarà somministrata in via prioritaria. Per i soggetti fragili è più corretto parlare di completamento del ciclo vaccinale, piuttosto che di terza dose, visto che può anche essere ravvicinata rispetto alla seconda iniezione, mentre in generale devono essere passati almeno 6 mesi. In una seconda fase daremo priorità agli anziani nelle Rsa e agli ultraottantenni, poi il personale sanitario. È probabile – prosegue riferendosi anche alle altre categorie di vaccinati – che per un po’ di tempo, siano necessari richiami periodici. È una questione da approfondire, ma non si può escludere. Del resto, il vaccino sarà sicuramente migliorato e adattato alle varianti: gli scienziati sono a lavoro, come le agenzie e le aziende farmaceutiche, per trovare contromisure ancora più efficaci contro il virus”.