Spin Time di Roma, il Campidoglio dice ‘No’ allo sgombero: “Pronti a comprare il palazzo occupato”

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Nel dossier Spin Time, il Comune di Roma (col Bilancio in rosso fisso) sceglie una linea netta: lo sgombero “non esiste”. A ribadirlo è Yuri Trombetti, presidente della commissione comunale alle Politiche abitative, intervenendo dopo la sentenza che condanna il Ministero dell’Interno a pagare 21 milioni di euro per il mancato sgombero. Il pronunciamento giudiziario non archivia la vicenda: la rilancia. E la sposta, ancora una volta, dal terreno dell’ordine pubblico a quello – più complesso – della gestione politica dell’emergenza abitativa in città.

Trombetti: “La sentenza può spingere la proprietà a vendere”

Il presidente della commissione Casa del Comune di Roma non cambia registro: “L’obiettivo del Comune è sempre lo stesso: acquisire il palazzo, è l’unica alternativa” allo sgombero. Nel racconto che arriva dal Campidoglio, la sentenza viene letta come un elemento capace di incidere sugli equilibri tra istituzioni e proprietà: “Potrebbe e dovrebbe spingere la proprietà a venderci il palazzo”. Un passaggio che, sul piano politico, riapre la partita: non più solo “cosa fare” dello Spin Time, ma “chi” deve farsene carico e con quali strumenti.

Il Piano Casa e la trattativa interrotta: cosa c’è sullo sfondo

Roma rivendica di avere già collocato l’edificio nel Piano Casa, segnalando che lo Spin Time non è trattato come un capitolo isolato, ma come un nodo dentro una strategia più ampia. Trombetti parla di una trattativa avviata con la società che gestisce l’immobile e poi interrotta: “Puntiamo a riaprirla”. Un dettaglio che racconta la fatica della politica quando entra nel territorio delle negoziazioni: tempi lunghi, passaggi tecnici inevitabili, e un confronto costante con soggetti privati.

“Salvaguardare l’esperienza” e la tutela dei residenti

La scelta di non procedere allo sgombero viene motivata con la volontà di preservare “l’esperienza del palazzo” e di “tutelare i residenti”. Nella narrazione del Campidoglio, l’idea è che lo Spin Time non debba essere svuotato ma ricondotto a una soluzione stabile: restare, non spostarsi. È una posizione che sposta l’asse del dibattito: non l’emergenza gestita con un intervento immediato, ma un percorso di acquisizione e regolarizzazione. Con un inevitabile riflesso politico: il caso continua a restare aperto.

Case popolari e graduatorie: il limite del 35% e l’attesa

Sul tema delle alternative abitative, Trombetti richiama un dato amministrativo che diventa subito politico: “Stiamo lavorando per snellire le graduatorie per le case popolari”, ma “non possiamo derogare dal 35% di collocazioni annue attingendo dalle graduatorie” e “non è una procedura rapida”. Tradotto: anche volendo accelerare, il sistema ha vincoli e tempi. È qui che la distanza tra annunci e risultati si misura nei mesi, talvolta negli anni. E ogni scelta sullo Spin Time finisce per riflettersi su aspettative, priorità e consenso.

La partita resta aperta tra istituzioni, proprietà e città

Con lo sgombero escluso e l’acquisizione indicata come rotta principale, il Comune di Roma mette la questione Spin Time dentro un confronto che coinvolge più livelli: Campidoglio, proprietà, gestione dell’immobile, e il contesto nazionale evocato dalla sentenza sul Viminale. Il punto politico, ora, è come trasformare una linea dichiarata (“compriamo il palazzo”) in una decisione concretamente praticabile, senza lasciare il caso sospeso. Nel frattempo, lo Spin Time continua a essere un simbolo che interroga Roma: sul diritto alla casa, sui confini delle competenze e sul prezzo delle scelte.