Stadio della Roma a Pietralata, terreno contaminato e lavori fermi: metalli, idrocarburi e l’ombra dei residuati bellici

Roma, il rendering del nuovo stadio della Roma a Pietralata

Prima le ruspe, poi lo stop. Il progetto dello stadio della Roma a Pietralata ha rallentato bruscamente su qualcosa che pesa più del cemento: la qualità del suolo. Tra metalli pesantiidrocarburi e un passato che riemerge, ora si indaga. E il cronoprogramma comincia a scricchiolare.

Suolo sotto esame: cosa hanno trovato le analisi

A fermare tutto è stata l’Arpa Lazio, che ha avviato un procedimento dopo aver preso atto dei dati emersi dalle analisi preliminari. In pratica, finché non sarà chiarita l’eventuale contaminazione del suolo, niente lavori che comportino movimentazione di terra. Si può continuare solo con i sondaggi archeologici, perché non spostano il terreno fuori dal sito. Ma il cantiere, quello vero, resta fermo. quello che è emerso è stato scritto nel report sulla qualità dei suoli depositato in Campidoglio. Sono stati analizzati 77 campioni e in molti casi i valori hanno superato i limiti. Parliamo di arsenicopiombocobalto, ma anche zincoramevanadiomercurio e cadmio. In alcuni punti sono stati trovati idrocarburi pesanti, con concentrazioni che, almeno in un caso, superano i limiti previsti perfino per aree industriali. Secondo i tecnici, una parte di questi valori potrebbe avere origine naturale. Un’altra, invece, è chiaramente legata all’attività umana. 

L’Arpa Lazio ha avviato un procedimento di bonifica. Non significa che si interverrà per forza con lavori invasivi. Prima bisogna capire quanto è esteso il problema. Se la contaminazione sarà limitata, si potrà intervenire in modo mirato. Altrimenti, tempi e costi potrebbero salire. Di certo, serviranno mesi per nuovi campionamenti e verifiche. E il calendario dello stadio, che punta alla prima pietra nel 2027 anche in vista degli Europei 2032, resta appeso a questi risultati.

Tra autodemolizioni e guerra: cosa racconta il passato

Sotto quel terreno, però, non c’è solo chimica. C’è anche storia. E pesa. A parlare è chi quell’area la conosce da vicino, il principe Marco Andrea Doria.

“Noi siamo stati proprietari dell’area fino all’esproprio e conosciamo il motivo della presenza dei metalloidi. Ho ancora nelle orecchie il racconti dei miei nonni, che sin da quando ero bambino. Su l’area in questione ci sono stati per oltre mezzo secolo due grosse autodemolizioni, Lamberto Cortesi la più vecchia e Cecoio la seconda”, dichiara Marco Doria ai nostri microfoni. “Inoltre vi è una grossa criticità ancora non affrontata: quella dei residuati bellici. All’interno di quella che era la nostra proprietà vi era infatti il comando delle truppe tedesche, che piazzò li da noi la contraerea per abbattere gli aerei alleati che bombardavano la stazione Tiburtina che confinava con la nostra proprietà”.

Il racconto, che potrebbe sembrare solo affascinante dal punto di vista storico, in realtà ha dei risvolti che vanno a impattare con i lavori attuali. “All’epoca sono state sganciate sul sito centinaia di bombe e alcune erano inesplose: coltivando i terreni riaffioravano, come mi raccontavano i miei nonni, nati lui nel 1895, lei nel 1900”, spiega Doria. “Per non parlare poi delle insidie dei pozzi e delle cavità naturali che venivano usate come ricoveri quando bombardavano gli alleati”, conclude.

Le rassicurazioni del Campidoglio e della Roma

Dal Comune di Roma filtra cautela, ma senza allarmismi. L’amministrazione ha già notificato la potenziale contaminazione, avviando un piano per definire i valori reali dei suoli e distinguere tra fenomeni naturali e cause legate all’uomo. La posizione della AS Roma è ancora più decisa: quanto emerso, allo stato attuale, non viene considerato preoccupante per il proseguimento dell’iter.

Ma prima di costruire, bisogna capire. Sotto il futuro stadio della Roma non c’è solo terra. Ci sono metalliidrocarburi, tracce di attività industriali e forse anche pezzi di storia mai rimossi. E finché quel sottosuolo non sarà chiarito fino in fondo, il progetto più atteso della città resterà fermo. Non per una scelta politica. Ma per quello che emerge da lì sotto.