Stadio Flaminio alla Lazio, dietro al progetto le Caserme Guido Reni

Lazio

Lo Stadio Flaminio potrebbe essere la casa della SS Lazio. Dopo anni di tira e molla ora siamo vicinissimi alla fumata bianca: la società biancoceleste potrebbe abbandonare il progetto – quasi irrealizzabile – dello stadio sulla Tiberina per ripiegare sull’impianto di Pierluigi Nervi.

Le caserme Guido Reni

Dietro l’operazione uno scambio a scomputo di nuovi lotti. In particolare, secondo fonti interne al Campidoglio, la Lazio vorrebbe un ritorno in cubature per realizzare appartamenti e locali commerciali nelle ex Caserme Guido Reni. Già, perché il Flaminio seppur bellissimo come stadio sta cadendo a pezzi: serve un intervento di ristrutturazione pesantissimo e non consentirebbero la realizzazione di cubature aggiuntive che servirebbero per la copertura economica dell’opera.

Un guadagno per tutti

Ecco allora che con una fava si possono prendere i classici due piccioni. Il Campidoglio avrebbe trovato la soluzione per un bene sportivo che crolla a pezzi, Lotito avrebbe il suo tornaconto e la copertura delle spese dalla vendita dei futuri appartamenti che verrebbero realizzati dove c’erano le caserme. Un affare per tutti, specialmente per la Lazio che con lo stadio di proprietà potrebbe finalmente fare una squadra da vertice.

L’esperto di Sport, Alessandro Cochi

Il progetto del Flaminio, con il lascito di aree a scomputo, era stato avanzato anni fa da Alessandro Cochi, oggi nello staff dell’assessore allo Sport della Regione e forse il maggior esperto di politiche sportive a Roma.  “Aspettiamo da circa 13 anni (ultima partita spareggio per la B tra Juve Stabia e Atletico Roma dopo il trasferimento del 6 Nazioni di rugby al vicino e più capiente Olimpico, ndr) – dice Cochi – che  vi sia un progetto finalmente  concreto e protocollato presso la proprietà dell’impianto,  nel caso specifico e preciso, Roma Capitale. Sicuramente solo il perimetro dello Stadio Flaminio di Nervi non potra’ bastare. Ma se ne parlerà si spera presto al tempo dovuto sui tavoli delle commissioni consiliari competenti”.

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