Stadio Flaminio, il progetto della Lazio rallenta: il Campidoglio chiede nuove carte entro il 2 aprile
Il percorso per riportare la Lazio al Flaminio entra in una fase più tecnica e, per certi versi, decisiva. Il dossier consegnato al Campidoglio non è stato respinto, ma il Comune ha chiesto un pacchetto di integrazioni prima di valutarne l’approdo alla conferenza dei servizi. È un passaggio che allunga i tempi, ma che chiarisce un punto essenziale: la partita non si gioca più sulla sola visione architettonica, bensì sulla solidità amministrativa, economica e urbanistica dell’intera operazione.
Sui canali istituzionali di Roma Capitale risulta già l’avvenuta ricezione della documentazione Lazio il 9 febbraio, mentre il club aveva annunciato a metà febbraio la presentazione pubblica del progetto come passaggio di trasparenza verso città e tifosi.
Un iter che cambia passo, non direzione
Il punto politico-amministrativo più rilevante è che il progetto non viene archiviato, ma sottoposto a una verifica più rigorosa nella fase di completezza documentale. Diverse ricostruzioni concordano sul fatto che il Campidoglio abbia inviato il 2 marzo una richiesta di circa venti integrazioni, con termine fissato a trenta giorni e scadenza al 2 aprile. In parallelo, altre fonti che seguono il dossier sottolineano come il Comune voglia ricondurre il procedimento al tracciato della legge sugli stadi, con un ruolo preliminare della conferenza dei servizi e dell’istruttoria sui vincoli, anziché a una scansione centrata prima sul pubblico interesse.
Le richieste del Comune: forma, sostanza e tenuta del piano
Una parte delle integrazioni riguarderebbe aspetti formali, come l’uniformità delle diciture e la corretta classificazione degli elaborati. Il cuore della richiesta, però, è sostanziale: servono approfondimenti su prevenzione incendi, accessibilità, singoli interventi connessi, schema di convenzione, piano economico-finanziario asseverato, computo metrico e quadro economico complessivo. In altri termini, il Campidoglio sembra voler verificare non solo la qualità del concept, ma soprattutto la sua traducibilità in un’operazione amministrativamente sostenibile e contrattualmente governabile. È questo il vero discrimine prima del salto di fase.
Il progetto Lazio resta ambizioso, ma i vincoli pesano
L’ambizione industriale e urbana del piano biancoceleste resta intatta. Nella presentazione di febbraio, il club ha illustrato un Flaminio da oltre 50 mila posti, con un investimento indicato in circa 480 milioni di euro e una prospettiva di completamento entro il 2031-2032, anche in chiave Euro 2032. Ma proprio questa scala d’intervento impone una verifica più severa, anche perché l’area è gravata da vincoli architettonici, paesaggistici e fluviali. Il nodo, quindi, non è soltanto realizzare uno stadio moderno: è dimostrare che il nuovo impianto possa convivere con la tutela dell’opera di Nervi e con il contesto urbanistico del quadrante.
Lotito ostenta fiducia, ma aprile sarà uno snodo vero
Claudio Lotito, secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, ha scelto una linea rassicurante: nessun allarme, lavoro già avviato con studi di architettura e università coinvolte, e possibilità di depositare le carte anche prima della scadenza. È una dichiarazione che segnala fiducia, ma anche consapevolezza del momento. Perché il 2 aprile non rappresenta un dettaglio burocratico: è la data entro cui la Lazio deve dimostrare di avere non soltanto un progetto suggestivo, ma un dossier abbastanza completo da reggere il vaglio tecnico del Comune e dei soggetti chiamati a pronunciarsi. Da lì si capirà se il Flaminio potrà davvero smettere di essere una promessa e tornare a essere una prospettiva concreta.